Se Adele Caprio viene ad ora di cena a parlare di nuova pedagogia. Che è possibile ora.

Parto dalle (mie) conclusioni. Sì, avere scelte diverse per l’educazione dei ragazzi è possibile già da ora. No, non si tratta di buttare giù a martellate le scuole.

Venerdì 14 ottobre dalle 18 e 15 a Sona si è parlato di nuova pedagogia. Un evento (il primo della rassegna che teniamo a Sona) capace di attrarre persone da Milano a Trento, passando per Bergamo. Evidentemente un evento che molti attendevano da varie parti d’Italia. E l’attendevano per due ragioni: la prima è che viene a parlarne Adele Caprio, che per caso (già il caso, che non esiste) si è ritrovata a curare un libro che raccoglie la voce di 30 protagonisti italiani e non su metodi educativi diversi rispetto a quelli della scuola classica (il libro è Pedagogia – Un’arte in divenire. Anima Edizioni, 14 Euro). La seconda ragione è che tutti abbiamo domande diverse e per la prima volta possiamo incontrare qualcuno che può fornirci la conoscenza per ottenerle.

img_8404Adele Caprio a Sona durante la tavola rotonda

“Dopo che è nata mia figlia” racconta Adele “ho capito che dovevo ribaltare il mio modo di osservare l’educazione e che dovevo svilupparmi, nel senso di eliminare in me tutti i ‘viluppi’ gli strati che si sono lentamente avvolti fino a foderarmi. Un chiaro esempio di come i mezzi di comunicazione e la società ci influenzano, e ci vincolano all’interno di un binario unico”.

Il termine “decondizionamento” è usato da Adele molte volte. “Siamo condizionati e non lo comprendiamo. Il bello è rompere questa Matrix (NdR: lo stupendo film che racconta come tutto il nostro mondo sia costruito da un calcolatore)” e vedere il mondo per com’è, con opinioni nostre”.

“Svilupparsi” in questo periodo di “crisi” è il principio guida del cambiamento. Ma sviluppare cosa?

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Adele Caprio al centro, a destra Barbara Arduini dell’Associazione Il Cerchio – Atelier d’espressione, a sinistra Davide Donadi della Scuola Libertaria

Innanzitutto serve conoscere noi stessi, per capire meglio i bisogni degli altri. Ma senza entrare negli aspetti che conducono alla filosofia del conoscersi, Adele offre praticamente delle soluzioni. “Il libro ne elenca 30. Da Montessori, a Steiner, dalla scuola Libertaria, all’home schooling. E se uno di quelli non s’incastra, allora sii tu l’artefice del cambiamento. Partendo da una cosa – spiega Adele -: scopri cosa c’è attorno a te, perché di esempi ce ne sono molti. Un database intero di opportunità. E se non le conosci, scrivimi.”

Ma l’unico modo per avere qualcosa di diverso è uscire dal sistema scolastico tradizionale? “Non tutti possono avere energia e possibilità” chiedo io.

“No non serve uscire, ma allora cambiamo la scuola dall’interno. Ed esempi ne ho – ammette Adele -: perché non recuperare il rapporto con allievi difficili o che non manifestano entusiasmo nello studio tramite il teatro? Nel libro Teatro Evolutivo (NdR: editrice La città degli Dei, Euro 10) ho raccontato la mia esperienza di regista di teatro in un liceo con risultati eccezionali. E l’ho fatto mettendoci tutta me stessa e senza oneri per la scuola, perché di soldi in Italia per queste cose non ce ne sono.”

Eppure questi concetti dovrebbero essere chiari per chi conosce l’ABC della mediazione: per ognuno di noi serve quel mediatore che più si adatta alla nostra realtà cognitiva ed emotiva del momento. Ed è questo il principio che uso nel mio corso a Scienze della Formazione Primaria di Padova. “Ragazze – dico – non si può usare un cacciavite a stella se dovete piantare un chiodo.” Per ovvio che sia ce ne dimentichiamo come educatori e pensiamo che il cacciavite vada bene per tutto.

Serve un’Adele che lo ricordi ai genitori e anche agli operatori. Togliamo i viluppi e guardiamo cosa abbiamo dentro per veder meglio il fuori. E a breve partirà uno stupendo corso qui a Verona per questo. Basta contattare Barbara Arduini, che ha contribuito più di tutti a portare qui a Sona Adele. “Un corso che impiegherà un week end al mese per due anni: serve tempo – spiega Adele – per cambiare. Nemmeno le diete si fanno in quindici giorni”

Difficile cambiare? Dipende solo da noi. O no, Adele?

img_8409Adele, un selfie ricordo?

La vita tra gioco, scuola, scelte, cure e poesia. Un percorso per aiutarci

I nostri figli, i nostri anziani, noi stessi… ogni fase della vita che attraversiamo ha le sue caratteristiche: gioco, scuola, scelte, cure, poesie e molto altro. Spesso le affrontiamo da soli, qualche volta ci confrontiamo, raramente veniamo formati.

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Il percorso che proponiamo come Osservatorio Culturale, Sociale ed Educativo del Comune di Sona presso la Sala del Consiglio di Sona, assieme agli Assessorati alla Cultura, alla Scuola e al Sociale, vuole contribuire a capire ogni fase assieme a dei professionisti, che sappiano accompagnarci nelle riflessioni, nei pensieri e nelle azioni.

Una nuova scuola è possibile? Con metodi che possano raggiungere gli obiettivi scolastici ma in modo diverso, magari con il gioco, con la narrazione. Il 7 ottobre inizierà la rassegna e  parleremo di una nuova scuola, con Adele Caprio, regista a Canale5, mamma e studiosa infaticabile, testimone di questa nuova ondata pedagogica.

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Nei mercoledì di ottobre e novembre si passerà poi a parlare di adolescenti, giovani e genitori con Paola Spera, continuando a gran richiesta il percorso dello scorso anno: un corpo nuovo, la sessualità nuova. Come comprenderla dal punto di vista dei genitori e degli adolescenti? Maschi e femmine: quali le differenze educative? E i disturbi alimentari: quando sono tali? Cosa fare?

Chi di noi non ha mai pensato a queste domande. Ora non siamo soli.

La Dott.ssa Spera e il Dott. Quaglia, provveditore di Verona, ci guideranno anche nel labirinto delle scelte della scuola superiore per i nostri figli. Un dilemma non semplice, e una scelta, a tredici anni, che potrebbe condizionare in parte le future scelte della vita.

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E ancora avanti con il percorso universitario: anche quello è una scelta, forse “la” scelta che condizionerà il futuro: qui, l’ufficio orientamento dell’Ateneo veronese ci darà una preziosa mano. L’Ateneo di Verona è al primo posto in Italia come università, e il suo ufficio orientamento è ad altissimi livelli.

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Ma non vogliamo tralasciare i nostri anziani. La Dott.ssa Barbara Vischio e la  Dott.ssa Silvia Granuzzo, psicologhe, ci guideranno dentro il periodo dell’invecchiamento, delle esperienze di successo e anche delle malattie cognitive che lo caratterizzano. Qui occorre capire per poter agire e le psicologhe ci accompagneranno con gentilezza.

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Infine la poesia. Fanno parte della vita i momenti di poesia. Così, in mezzo alla rassegna, ci lasceremo raccontare poesie e testi di esperienze africane della nostra concittadina Gianna Costa, mentre sorseggeremo un aperitivo. Un momento di serenità che ci meritiamo tutti.

Tanti incontri per comprendere le diverse fasi della vita, per noi stessi e per gli altri. Ti aspettiamo.

Qui il volantino.

Adele Caprio a Sona il 7 Ottobre. Una nuova scuola è possibile. Essendo felici.

Pensate che una scuola diversa sia possibile? Che i nostri figli, cioè le generazioni che guideranno questo Paese e questo Pianeta, possano crescere in cultura con modalità nuove e potenti? Adele Caprio, testimonial di una scuola di pensiero e di esperienze reali sul campo, crede assolutamente che ciò sia possibile. E noi, Assessorato alla Cultura assieme a Barbara Arduini, l’abbiamo invitata a Sona il 7 Ottobre alle 18.

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E’ autrice di “Pedagogia: un’Arte in Divenire” che già dice molto su quello che intende. Ma soprattutto dice che questo “cambiamento epocale che stiamo vivendo in tutti i settori della nostra vita impone una rivisitazione del concetto di pedagogia”. Tutti ci aspettiamo un cambiamento dall’alto, cioè dalle istituzioni? A questo atteggiamento passivo (è un dato di fatto che i cambiamenti dall’alto sono rari… quando va bene) si contrappone il fatto che tanti conducono ogni giorno esperienze nuove, stimolanti, capaci di generare entusiasmo: “persone di buona volontà che hanno a cuore il destino dei propri figli e dell’umanità in genere” afferma Adele.

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Nel mio piccolo, da 15 anni sto cercando di cambiare il modo di come le insegnanti e gli insegnanti di scuola primaria (le elementari) possono insegnare l’informatica ai bambini. Il mio corso è Competenze Informatiche di Base ma io preferisco chiamarlo “Imparare l’informatica è un Gioco”. Ma potrebbe essere un gioco imparare la fisica, la geografia, la storia, la matematica. Qualsiasi cosa. Quando entro in classe, al I anno del corso di laurea magistrale di Scienze della Formazione Primaria a Verona (corso della sezione di Padova), dico che con quei metodi si potrebbe far piacere la fisica quantistica a tutti, pensionati compresi. Avremmo tanti premi nobel, credo.

Cos’è la nuova pedagogia? E’ spiegare che imparare significa giocare; significa ascoltare storie, significa fare disegni. Significa man mano far innamorare chiunque della materia. Perché la materia è “mediata” bene, non imposta. Ognuno di noi comprende quello che il suo grado di cultura e il suo contesto cognitivo gli permette di comprendere in quel momento. E l’insegnante bravo saprà capire quale mediazione usare.

Imparare a giocare con la cultura. Questo è un modo, e da tempo anche il mio modo, di insegnare.

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Un paio d’anni fa una mia studentessa del primo anno mi disse: “il mio ragazzo che segue quel-corso-di-laurea (non scrivo qui il corso) mi dice che il mio libro Nel regno di Si Piuh (NdR di cui io sono autore) è troppo semplice per un corso universitario, pieno di storie e di disegni”. La mia risposta è stata: “dica al suo ragazzo che dovrebbe sentirsi triste, sapendo che potrebbe imparare in modi completamente diversi e divertenti. Peccato per lui. Faticherà per niente”.

Questa è la nuova scuola? Secondo noi sì.

Intanto ci proviamo? Adele Caprio ce lo racconterà.