I nostri primi cinquant’anni. Diario minimo della visita di tre giorni a Roma.

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Quale potrebbe essere la tappa migliore per festeggiare i (primi) cinquant’anni della classe 1964? Se si escludono destinazioni come le Hawaii, le Seychelles, un giro intorno al mondo e una vacanza in un centro benessere di extra lusso, sicuramente appare allettante una visita di tre giorni in Roma capitale. Così, a fine Ottobre, la classe 1964 di Lugagnano organizza una gita e, per non lasciare nulla al caso, fa in modo che nel gruppo siano presenti un prete, un carabiniere e un insegnante: presenze significative di peso ragguardevole, da sempre garanzia di buona riuscita di un qualsiasi progetto.

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Venerdì 24 Ottobre. Partenza di buon mattino con auto proprie e furgoncino del Don (Antonio Tiziano Sona, per la cronaca) con destinazione Stazione Porta Nuova. Il treno Freccia Argento è in nostra attesa, mentre non lo sono gli abitudinari passeggeri che di tanto in tanto ci lanciano spazientiti qualche “ssshhh”, sorpresi che qualcuno alle 6 e 50 del mattino sia così sveglio e pimpante. La rumorosa combriccola di 22 lugagnanesi comincia a familiarizzare.

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La giornata, veniamo a scoprire più tardi, avrebbe avuto non pochi momenti di suspense poiché proprio quel giorno a Roma era previsto uno sciopero dell’ATAC: “vedi un po’ tu – si mormorava – uno va a Roma una volta nella vita e trova uno sciopero!” Ma le preoccupazioni si sarebbero presto sciolte: arrivati nella Capitale non v’era traccia alcuna dello sciopero. Mezzi di trasporto liberi per la Residenza Domus Nascimbeni ben gestita dalle Piccole Suore della Sacra famiglia, al secolo le “suore di Castelletto”: cosa si può pretendere di più per i nostri viaggiatori veronesi?

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Rapida sistemazione nelle stanze, dove ciascuno spera in cuor suo di non aver pescato come compagno il “mitico russatore professionista”; di seguito partenza per la visita di Roma accompagnati da una guida, Stefano, affiliato al club del ’64 sebbene con 10 anni tondi di meno. Nessuna visita che si rispetti, però, inizia a pancia vuota… Verità che vale ancor più alla nostra rispettabile età… Un ottimo pranzo vicino alla Fontana di Trevi fa da punto di partenza per il tragitto che tocca il Quirinale, Santa Chiara in Minerva (con un bellissimo Cristo Pastore di Michelangelo, di fronte a noi e a portato di mano. Paese bellissimo e strano il nostro con opere d’arte di valore inestimabile alla portata di tutti). Poi Trinità dei Monti, Scalinata di Spagna e Piazza di Spagna, Piazza del Popolo con le sue belle chiese attigue (ben documentate dal romanzo Angeli e Demoni), Palazzo Chigi e Camera dei Deputati. Forse non è il caso di documentare in questa sede tutti i pensieri scivolati via tra le piazze dove si esercita la politica con la P maiuscola…  Il cammino riprende non senza aver sorseggiato un caffè al famosissimo Bar la Tazza d’Oro. E qualcuno nota pure la provenienza delle tazzine, rigorosamente made in Ancap. Un altro pezzettino di casa nella Roma Capitale…

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Si prosegue verso il Pantheon, nonostante qualcuno perda l’orientamento negli anfratti delle vie romane. Nessun problema: l’efficientissimo gruppo alpini che è parte di noi recupera all’istante le pecorelle smarrite. Per finire, Castel Sant’Angelo al tramonto. “Sono ben 19.237 passi da quando abbiamo iniziato – rendiconta scrupolosamente uno di noi – equivalenti a quasi 12 chilometri”. Tra lo stupore e l’incredulità non si può tuttavia non notare che sono trascorse ben 3 ore e mezza dall’inizio della camminata. Che siano stati 12 chilometri o meno, sicuramente anche il più allenato di noi non può non avvertire la stanchezza. Ecco quindi che ciascuno si trova nella condizione di apprezzare senza dubbio la cena delle suore di Castelletto presso la nostra residenza. Terminata la cena uno sparuto gruppetto – proprio come i compagni di viaggio dell’Ulisse di Omero – riesce a resistere ai richiami ammalianti di Orfeo che invita ad un comodo letto e così alle 23 parte alla ricerca di un locale dove poter concludere la prima giornata romana. “Non c’è Roma senza una birra a mezzanotte” reclama il portavoce del gruppetto. Come dare torto a questa evidente verità?

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Sabato 25 Ottobre. È un giorno speciale: ciascuno è pronto per farsi immortalare sull’Altare della Patria in una foto di gruppo che indossa maglietta stampata per l’occasione e recante la scritta “1964. Aged to perfection”. E’ opportuno precisare che, quanto al termine “Aged”, si è preferito optare la più serena e politically correct traduzione “Maturati alla perfezione” invece che “Invecchiati alla perfezione”. Questione di stile… La giornata ha inizio dall’isola Tiberina e dal Ghetto ebraico. Lì il gruppo prende la volta del Circo Massimo e del Colosseo. Ma c’era da attraversare la fiumana di persone che partecipano alla manifestazione della CGIL, passando in mezzo a manifestanti urlanti, fischi assordanti e bandiere svolazzanti. Due giorni che siamo qui e ci becchiamo uno sciopero e una manifestazione. Non male.

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Così, rinvigoriti dalla presenza spirituale, come redivivi Mosè si apre letteralmente a metà il moderno “Mar Rosso” e ci facciamo strada. Il percorso viene variato per evitare di incontrare ancora i manifestanti e si decide di uscire da Roma. Destinazione Basilica di San Paolo fuori le mura. Immensa chiesa che ospita le reliquie di San Paolo, famosa anche per le icone raffiguranti tutti i papi fino ad ora succedutisi. Qualcuno racconta la leggenda che tra le icone ne resti soltanto una ancora da dipingere e occupare. Così il pensiero scivola verso l’idea della probabile prossima fine del mondo. Tranquilli: il buon cronista appura che sono almeno una decina, e se si vuole centinaia, i luoghi ove eventualmente dipingere i visi dei papi futuri. Fine del mondo rimandata e leggenda sfatata.

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Si fa ritorno in centro a Roma, pranzando alla Garbatella. Si passa da San Pietro in Vincoli, la Chiesa dove San Pietro è stato carcerato, da cui il termine “vincoli”. Qui è presente il maestoso Mosè di Michelangelo. “I due cornetti che ha in testa il Mosè sono un errore – afferma il Don. – Un errore di traduzione dall’ebraico. In realtà si tratta di raggi di luce, non di corna”. Nonostante qualcuno abbia sviato Michelangelo, però, l’opera è da brividi in quanto a imponenza, precisione e forza comunicativa: il Mosè sembra scolpito da un essere non umano e ci appare di una bellezza capace di lasciare tutti noi senza fiato.

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E viene il momento della foto all’Altare della Patria. La collocazione è sui bianchi gradini del monumento; si indossano le maglie pronti per la foto. Immediatamente le forze dell’ordine si avvicinano intimandoci di uscire o coprirsi la maglia: non sono ammessi simboli in quel luogo. Visto il tono minaccioso con cui veniamo inviatati ad allontanarci, il gruppo sbigottito e impaurito si allontana e la memorabile foto “sull’altare” viene sostituita prontamente da foto con “vista sull’ Altare”… con tanto di presenza intrusa. Chissà da dov’è sbucato. In ogni caso, intruso o non intruso, è una foto che farà sicuramente la storia. Si avvicinano anche persone che applaudono all’iniziativa: sono del ’64 pure loro, provenienti da chissà dove. Così qualcuno di noi regala loro una maglietta ricordo.

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Dopo la foto, il gruppo recupera l’energia per affrontare la scalata del Campidoglio e passeggiare così lungo Via dei Fori Imperiali recentemente chiusa al traffico: forse ci saranno state proteste a Roma per questa chiusura ma è stupendo vedere le antiche vestigia romane libere dal traffico asfissiante. Uno sguardo rapido al maestoso Colosseo: come si può stare a Roma senza gustarsi un aperitivo con vista sul monumento simbolo? Infatti non si può, e lo sanno pure i baristi romani. “Siete a Roma e sono le 18 e 10. Dalle 18 sedersi qui significa pagare almeno una decina di euro a testa per qualsiasi cosa si prenda”.

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Questo afferma lo zelante barista romano numero uno. Pur cambiando bar il monito è lo stesso: magari non c’è la quota fissa, ma quando “un’acqua minerale costa 6 euro” afferma il barista numero due, le cose poi alla fine portano tutte dalla stessa parte. Uno e due saranno amici, in fondo. Ma non importa: ciò che conta ora è la vista del Colosseo, l’unico a fare la differenza. E quella rimarrà nelle immagini che ci porteremo per sempre con noi.

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C’è il tempo per un’ultima passeggiata prima della cena che si terrà in un caratteristico locale con tanto di camerieri zelanti che, nel servire, intrattengono la clientela cantano arie tratte dalle più famose opere liriche. Così, prima di cena il gruppo si imbatte in una viuzza che ospita un bar famoso dentro al quale ogni cosa è ghiacciata a -5 gradi: tavoli, sedie, arredi e bibite comprese.  Il gruppo scopre che si entra solo indossando prima un “tabarro”; così qualcuno di noi vorrebbe entrare, ma non c’è il tempo. Altri nosi appuntano il nome del locale… una insolita idea per la prossima visita a Roma. Lungo il ritorno scorgiamo una chiesa intitolata a San Quirico e Giulitta. Ancora una volta un pezzetto di Sona nella Capitale.

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È il momento della cena. Intrufolati grazie a estenuante opera di convincimento dello scettico proprietario che reclamava di avere il tutto esaurito per la presenza di una compagnia di duecento brasiliani in visita a San Pietro. Un rapido sopralluogo ci palesa che si tratta di “turisti over aged” –  per dirla nei termini delle nostre magliette. Nonostante lo scherzo del destino, non manchiamo però ai doveri di mostrare al mondo che siamo veronesi – anzi Lugagnanesi – “tuti mati”. E molti di noi lo sono davvero. I cori nel locale si alternano volentieri: una volta cantano i camerieri e una volta cantiamo noi, con i nostri canti tipici, tra lo sbigottimento dei brasiliani over-aged.

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Alla fine, tutti diventiamo amiconi del proprietario del ristorante un romano-egiziano che ci congeda pregandoci di ritornare presto. La mezzanotte ci avvisa che è già domani e una compagna di viaggio, al secolo C.C., festeggia il compleanno. Ovviamente non è consentito non festeggiare in un “locale in”. E così, suo portafoglio alla mano, ci si intrattiene fino a tardi in una spettacolare Roma notturna, fiduciosi che l’indomani l’ora solare ci avrebbe strizzato l’occhio. Ciononostante si rientra a ora tarda e ognuno carica la sveglia per le 5.15, ora di partenza per arrivare finalmente a San Pietro.

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È domenica 26 Ottobre. Si arriva a San Pietro che la piazza è deserta. Un’immagine quasi irreale immortalata dai nostri cellulari. Le macchine fotografiche sono ormai opera del passato. Si aspetta il nostro turno per la Messa che Don Antonio avrebbe celebrato sull’altare di Giovanni Paolo II. Arriva finalmente il nostro momento che si riempie di emozioni vedendo quante persone si avvicinano a celebrare con noi. Una folla.

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Non si lascia San Pietro senza una visita al suo “Cupolone”: sono ben 551 gradini a piedi e 330 se per un pezzo si prende l’ascensore. Alcuni di noi si lanciano nella sfida: tra scale che si attorcigliano sempre di più e gradini più corti del proprio piede si arriva in cima. Panorama mozzafiato su tutta la Piazza; ma anche dall’altra parte la vista è sorprendente: i famosi giardini vaticani, tanto inaccessibili quanto segreti. Bellissimi per la cura, l’ordine e il silenzio che sovrastano il verde.

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Si pranza al volo e si attende di riprendere i bagagli per salire sul treno e continuare le quattro ciacole iniziate nei giorni scorsi e mai concluse. Alle 8 di sera si arriva così a Verona. Abbracci e baci chiudono la tre giorni romana. Si vede anche una lacrima. Sì, è proprio autentica…

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Rileggo… è necessario correggere quel che si scrivevo all’inizio, cioè che quando nel gruppo siedono un prete, un carabiniere e un insegnante tutto andrà alla perfezione. Non è così: l’esperienza è andata oltre la perfezione. Perché il viaggio si è arricchito di momenti toccanti e indimenticabili. Vivere tre giorni assieme è stato fantastico. Grazie a tutti ragazze e ragazzi. Arrivederci alla prossima.

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2 comments on “I nostri primi cinquant’anni. Diario minimo della visita di tre giorni a Roma.”

  1. Bravo Gian Michele questo articolo racchiude molto bene i nostri tre gioni a Roma. … evviva 1964.

  2. Diciamo che era quasi partito come una battuta…..Per i nostri cinquant”anni facciamo una bella gita……magari a Roma……detto fatto e che gita!!!!!! Grazie a tutti i partecipanti e al nostro giornalista personale……Gianmichele Bianco…..

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