Le (mie) dieci parole che sto (ri)apprendendo. Nell’emergenza.


E’ un periodo non sprecato nel traffico, o compresso da corse frenetiche, o dall’immancabile questo e quest’altro. E’ in un silenzio surreale che mi sto accorgendo del reale significato di alcune parole che quotidianamente usavo ma che ora mi paiono diverse, profondamente diverse. Perché, sempre, in una situazione di emergenza e critica si va al reale significato delle cose, limando via il superfluo, eliminando ciò che non funziona e ricreando un mondo che deve essere più vero e più “sano” di quello di prima. Queste sono le mie dieci parole.

Tempo. Prima parola.

Ho più tempo, non perchè non lavori, tutt’altro. Ho più tempo perchè non è divorato dalla frenesia. Dal correre che-più-corri-più-fai. In una logica piuttosto astrusa che non dà modo di assaporare la qualità di fare meno cose ma meglio. In un recente libro che ho letto, “Elogio della lentezza”, si riporta un passaggio dove due bambine di 8/10 anni per trovare tempo per giocare tra loro hanno dovuto verificare se nelle loro agende, rigorosamente on line su cellulare, c’era un momento condiviso. L’hanno trovato dopo aver spostato diversi appuntamenti sportivi, musicali e di danza. A dieci anni già non c’è più tempo.

Vicinanza. Seconda parola.

Mi è venuta voglia di star vicino, rigorosamente on line ovviamente, a qualche amico e amica che da tempo non contattavo. Un messaggio, non dettato o frettoloso, ma scritto e sentito. Frutto di sentimenti che emergono dal profondo. Parole scelte con cura e, spero, non banali. Vicinanza, anche con i miei genitori. Far sapere loro che sono qui, se servisse, ma anche se non servisse. Forse è questo “non servisse” che ora sta emergendo di più nel mio nuovo concetto di “vicinanza”. Vicini anche se non serve.

Tensione. Terza parola.

L’emergenza sta facendo emergere un sacco di tensioni. Tutti nella vita “normale” le sperimentiamo. Ma si decuplicano nella vita di emergenza. Mi è stato sempre detto che le tensioni sono di due tipi: quelle positive che ti danno la forza e l’adrenalina necessarie per arrivare al risultato. E quelle negative, che è in realtà sono un travestimento della paura. Quale tensione ci sta facendo emergere questo periodo? Io sono positivo, voglio combattere e dare la mia forza agli altri.

Fiducia. Quarta parola.

Quanto è difficile per noi, popolazione italiana, avere fiducia? E’ colpa dell’arbitro se la mia squadra perde. E’ sempre colpa del politico se il lavoro non c’è. E’ sempre colpa degli altri, in fin dei conti. Eppure, stiamo tutti apprendendo che invece bisogna fidarsi, e molto. Fidarsi del Sindaco, ad esempio, perché è il mediatore tra il DPCM che il Governo emana e noi cittadini. Fidarsi dei medici, dei sanitari, di chi combatte al vero fronte della malattia. Fidarsi di chi ha un ruolo, perchè pensare che noi potremmo far meglio non funziona nell’emergenza (già funziona poco normalmente). Fidarsi di chi gestisce l’emergenza: protocolli e ruoli ben precisi. Senza i quali tutti perdiamo. Non solo io o te, ma tutti. Anche quel bambino indifeso. Quindi, io ho fiducia, altrimenti perdiamo tutti.

Soluzioni. Quinta parola.

Si dice che è la necessità che fa emergere nuove soluzioni. Affermazione vera come abbiamo modo di constatare tutti in questo periodo. Un solo esempio per tutti. La didattica di scuole e università ha avuto una rivoluzione: come fare a non perdere mesi e mesi di formazione? Tramite l’on line. E perché no?, anche l’amico sacerdote che si ingegna per mettere on line messe e vie crucis. Quanto è bello partecipare anche da distante! Soluzioni trovate e intensificate al massimo per superare un problema. Le necessità spingono al loro superamento.

Cambiamento. Sesta parola.

Non credo a chi dice che “nulla sarà come prima”. Credo invece che “molto sarà come prima”, ma qualcosa sarà rivoluzionato e non si tornerà indietro. Nel mio Comune, Sona, si sta assistendo alla nascita della spesa on line e consegna a domicilio gratuita. Prima non c’era. Troppo piccolo il Comune? Troppo paesano il clima? Troppo non economico? Quale vantaggio per la popolazione che ha difficoltà di movimento, come gli anziani. Quale vantaggio per i piccoli esercenti di paese perché possono rinnovare quel rapporto umano che si stava perdendo per la presenza del grandi Centri. E credo sia la rivincita dei piccoli. Piccolo significa più contatto. Di questo abbiamo bisogno ora più che mai.

Necessità. Settima parola.

Ho ridotto le mie necessità. Pian piano in queste settimane. Di più in questi giorni ancor più vincolati. Non mi sento per questo meno attivo, o meno ricco, o meno in generale. Mi sento a posto. E’ quasi del tutto sparita quell’idea di avere “quella cosa”. E l’assenza della “cosa” non mi turba. Forse mi turbava troppo prima? E perché? Mi piacerebbe comprendere. e forse il significato sta tutto qui: erano per lo più necessità non … necessarie. Poiché se la loro assenza non mi sconvolge, significa proprio la loro non necessità. E ne ho un elenco molto lungo.

Altrusimo. Ottava parola.

E’ nell’emergenza che si vede chi realmente ti sta vicino. Con questa frase inizierò anche l’ultima parola. E di altruismo ne ho visto parecchio in giro. Un’amica che investe tutto il suo tempo nel partecipare al coordinamento dell’emergenza nella centrale operativa comunale. Volontari che si offrono per aiutare anziani e persone in difficoltà. Sanitari che non si fermano nemmeno dopo che il turno termina. C’è bisogno di tutti loro, che a riposarsi ci sarà tempo. Dopo. Questo altruismo significa che faccio da parte un po’ o tanto di me per dare un po’ o tanto a te. Sto in fila distante da te prima di entrare a fare la spesa perché tengo a te, oltre che a me. E’ una rinascita di quei semi di altruismo, sicuramente sempre presenti in noi, ma annaffiati quasi zero nella vita normale. Rinuncio a vedere i miei familiari perché tengo a loro.

Valori. Nona parola.

Pian piano si crea un pensiero: quali sono i reali valori che si devono coltivare in questo periodo? Prima si parlava di valori solo al catechismo? Solo in qualche appuntamento elettorale (poi tanto chi crede che saranno applicati)? Ecco, ora il termine “valori” ha un peso che cresce nell’individuo. Innanzi al non poter uscire, al fatto che qualche tuo conoscente possa star molto molto male, al fatto che ci sarà chi perderà il lavoro, chiuderà l’azienda, la bottega, o chissà cosa, quali sono i valori che emergono?

Amicizia. Decima parola.

E’ nelle difficoltà che si vede realmente chi ti sta vicino. E’ così. Talvolta basta una parola, un messaggio, anche “scusa ma non riesco in questo periodo”. Dall’amica che manda poesie di una bellezza unica, all’amica che posta foto sulla bellezza, perché “e’ la bellezza che salverà il mondo”. Belle queste amicizie, con le loro parole, con le le loro foto che le accompagnano. E’ l’assenza di parole che mostra, appunto. l’assenza. Da questo scopriremo con chiarezza gli affetti amicali. E’ doloroso constatare che qualcuna di queste amicizie non resisterà a ciò ma che farci? Forse quelle amicizie non erano molto profonde prima. Sarà doloroso uscirne, ma è necessario fare chiarezza. Così si sa su chi contare in futuro nel bisogno. Da amico. Da amica.

Passerà questo periodo, eccome. Ma mi riprometto di tenermi aggrappato ai nuovi significati delle mie dieci parole. E alla luce, la luce capace di portare nuovi significati.

Mi farà bene anche fuori dall’emergenza.