“Papà mi stressi…!” Quando sono i figli ad aver ragione.


Se da mamme o papà non vi è mai successo di sistemare il compito a casa di vostro figlio oppure di portare a scuola le cose che si è scordato, allora potete saltare questo brevissimo post e continuare a navigare su internet.

“Lascia stare, faccio io” oppure “non si fa così, ti mostro come fare”. Se queste frasi vengono ripetute continuamente allora si è caduti nell’OverParenting, che tradotto significa più o meno essere genitori iperprotettivi e non fa per niente bene ai figli. E’ interessante sapere il perché.

In un bell’articolo di Rossella Burattino di sabato 30 settembre sul corriere della sera si spiega che essere overparenting porta a proteggere i figli nell’immediato ma non ad affrontare correttamente la vita, che è fatta anche di errori e fallimenti.

Su questo concetto di errori e fallimenti, trovo interessante una riflessione anche di Marco Baliani, scrittore che recentemente ho ripreso in un mio post. Riporto un suo pensiero che sicuramente quelli della mia generazione troveranno azzeccato al cento-e-dieci-per-cento. Baliani dice che “Nella nostra generazione di quarantenni-sessantenni a 10 anni avevamo già amato e siamo stati amati, siamo stati goffi ed eroi, siamo caduti e ci siamo rialzati, abbiamo provato eros e imbarazzo, abbiano avuto amici che poi sono diventati amici di altri, abbiamo scalato alberi e montagne e siamo a scesi a tutta velocità in discese senza freni, abbiamo lavorato e riposato, abbiamo avuto successo e abbiamo fallito, abbiamo vinto stupendamente e abbiamo perso malamente…. a 10 anni avevano già fatto tutto quello che da adulti avremmo fatto. Da grandi avremmo ripetuto i nostri 10 anni”. Ma il messaggio più importante è che siamo cresciuti sbagliando e imparando dai nostri errori.

Non si tratta di essere cattivi genitori, no infatti. “L’amore a volte ci rende iperdifensivi e abbiamo insegnato ai nostri figli a temere l’insuccesso ma in realtà abbiamo sbarrato loro la strada per crescere … verso il successo”.

Già, facile a dirsi: sempre con i figli degli altri si riesce ad aver il distacco per essere saggi. In realtà esistono dei contesti per aiutare i figli a crescere anche con i fallimenti, senza che abbiano i genitori troppo attorno. Per esempio, lo sport è un contesto che fa crescere. Perdere un partita è un sano fallimento se l’allenatore dirà quali errori evitare la prossima volta. Ma ci sono anche altre realtà che fanno aumentare l’autonomia anche con il confronto: per certi versi lo scoutismo, la scuola per altri (sempre che non si imputi all’insegnante che spiega male i propri fallimenti-brutti-voti). In generale, si tratta di aumentare la competenza, e quindi l’autonomia, capendo che perdere (fallire) non significa che “io sono un fallito”, ma solo che sono stati commessi errori e “la prossima volta cercherò di non farlo”.

I genitori-iper-controllanti, scrive la Burattino, danno un sacco di consigli e istruzioni non richieste. “Fai questo fai quello… io al tuo posto farei”. Capire quando dire queste cose non è facile. Ma una cosa è certa: non si tratta di dirle sempre.

Si tratta di lodare i figli anche solo per gli sforzi, non solo per i successi. Mi ricordo quando la prima volta ho detto a mia figlia che non aveva preso un bel voto “ho visto come ti sei sforzata, va bene così. brava. La prossima volta farai meglio”. Mi è uscita questa frase al posto di “Che hai fatto???”.

Credo che il passaggio in fondo sia questo, lo sforzo per imparare vale di più del resto.

Sicuramente qualche volta (molte…) le mie figlie mi diranno che le stresso perché non si diventa santi e saggi genitori subito. Capirò anch’io dai miei errori.

Ma che stress.

Immagine in evidenza: tratta da http://whattheflicka.com/parenting-look-like/