“Scarpe rosse e tacco 12”. Le medaglie (con gioia) della Porcellato


Francesca Porcellato, di Valeggio sul Mincio, classe 1970, paralizzata da quando aveva 18 mesi, pluricampionessa olimpionica, mondiale, europea, italiana. “Lo sai – mi dice con un sorriso che è un tutt’uno con i suoi lunghi capelli rossi ricci – mi piace venire a raccontare i miei sogni realizzati, perché se ce l’ho fatta io, chiunque può”.

Francesca è l’unica atleta al mondo tra paratleti e non ad essere salita sul podio in tre specialità completamente diverse. E’ l’unica atleta al mondo ad avere gareggiato e salita sul podio nelle olimpiadi estive e in quelle invernali. La sua carriera parla da sé… Ha iniziato con l’atletica leggera a Seul nel 1988 fino ad Atene 2004 (2 ori, 3 argenti e 5 bronzi); nel 2006 è passata alle discipline invernali “pensavo che il mio mondo fosse l’atletica ma poi ho fatto una prova con lo sci da fondo e mio marito, che è il mio allenatore ha colto la mia espressione e mi ha detto … ho capito, vuoi diventare sciatrice…”. Ha colto il titolo nella sprint di sci di fondo a Vancouver 2010. A Rio, nella terza disciplina diversa, il ciclismo, si è classificata terza nella cronometro H1-2-3. E le medaglie continuano con le recentissime di agosto 2017 (2 ori) al mondiale di Sud Africa.

Francesca era ospite di “Palla lunga e pedalare a Teatro” che abbiamo tenuto a Sona il 26 Ottobre. Condotta da Raffaele Tomelleri, diversi campioni sportivi parlano delle loro storie e dei valori dello sport e della vita.

L’avevo vista entrare in teatro molto tempo prima dell’inizio della serata “lo so – dice – io sono sempre in anticipo”, e ha cominciato a raccontarmi parole ed emozioni della sua vita, in attesa che arrivassero gli altri ospiti.

“Vedi queste medaglie” mi mostra un sacchetto di carta con dentro i portamedaglie “tutte hanno una storia se vuoi te le racconto. Queste sono le due medaglie d’oro che ho preso poche settimane fa in Sud Africa ai mondiali. E in due discipline diverse!”.

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42,5 km. Francesca ha concluso la gara con il tempo di 1h24’16” staccando di 5’21” la slovacca Anna Oroszova e di 5’43” la polacca Renata Kaluza. (Foto Olmedospa.it)

Non mi era mai capitato di avere tra le mani delle medaglie d’oro dei mondiali, eppure Francesca, “Francesca la rossa mi chiamano”, ne parlava con una serenità alla pari con me, che al massimo corro a piedi 8 o 10 km a ritmi da pensionato.

“Questa medaglia è quella di Rio 2016, è di bronzo ma per me vale come l’oro o forse di più. Qualche settimana prima di Rio mi infortunio cadendo con la bici. Ho passato momenti in cui non credevo di farcela a partecipare ma volevo crederci. Quindi poco a poco la ripresa presso l’ospedale di Peschiera. E quel crederci sempre, mollare mai che mi accompagna”. Prendo in mano la medaglia, una medaglia olimpica di bronzo, con alcuni semi all’interno. La scuoto ed è il suono delle maracas. “Sono speciali quelle di Rio, hanno semi diversi a seconda del metallo, e fanno suoni diversi. Trasferiscono la gioia. Quella è la vera medaglia, la gioia di aver partecipato e se succede arrivare sul podio. Lo scopo delle vittorie è portare la gioia addosso e trasmetterla a tutti coloro che incontrerai”.

“Ma la mia medaglia più cara, anche se tutte lo sono, è quella vinta alle olimpiadi invernali di Vancouver nel 2010. Ho vinto l’oro con lo sci da fondo e la medaglia era diversa per ogni atleta. Assieme formavano un totem indiano, visto che in Canada c’erano i nativi americani; totem che rappresentava un corvo, simbolo di determinazione, coraggio, visione del mondo da un’altra prospettiva. Era un medaglia predestinata visto che quella di partecipazione che ti danno nel momento in cui sei iscritta alle olimpiadi era esattamente uguale”.

La prendo in mano quella medaglia, tutta ricurva, pesante, d’oro massiccio. Un’opera d’arte, e sapere che fa parte di un mondo di altre dà la sensazione di non essere mai soli.

La ripongo mentre Francesca mi parla di altre sfide e di altre avventure. “Ma la mia avventura più grande non è nulla senza il mio compagno di vita, che è mio allenatore. Le fatiche che si condividono sono sempre gioie”.

Ed eccola ancora la parola gioia, che assieme a fatica sembra un ossimoro. Non per Francesca. E’ venuto il tempo di andare sul palco. La serata inizia, Raffaele “Lele” chiama a sé Francesca, Mandorlini, Pasinato e Verza. “Francesca, dì a questo calciatori che si considerano campioni – dice Raffaele – chi qui è l’unica ad aver vinto medaglie?

E Francesca, con il sorriso, ricomincia la sua storia. Di gioia, che racconta a tutti noi.

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PS

“Francesca ma i tuoi capelli sono rossi naturali?”. “Sì, ma diciamo che mi do un aiutino alla mia età….”