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“Il contro-effetto Trump”. Siamo circondati da uomini e donne forti. Io però penso ai benefici del dubitare. Loro no?


In questo periodo siamo circondati da “uomini e donne forti” al comando: segno di forza, di autorità, di capacità. Chi metterebbe in dubbio queste affermazioni? C’è sempre stato pieno il mondo e piena la storia, anche recentissima, di personaggi alla Trump, di politici nostrani “tutti di un pezzo”, o per tornare qualche decennio indietro alla brittanica “Lady di Ferro” Margaret Thatcher. Tutti e tutte senza incertezze.

Ciò che è accaduto qualche giorno fa dalle parti di Washington D.C., con l’irruzione alla Camera e al Senato degli Stati Uniti di America, cioè della Nazione Leader di questo mondo, mi ha fatto venire molti dubbi. Ho seguito in diretta quegli avvenimenti, ma i dubbi di vedere il tizio con le corna che entrava, era poco a confronto del fatto che il pensiero che mi si insinuava in mente era: ma quattro anni di assolute certezze tutte di un pezzo trumpiane – prendo lui ad esempio, ma ci sono anche altri esempi nella storia – non è che forse siano stati un problema per quella Nazione e oltre? Quei modi così assoluti sono ancora compatibili con questo assetto democratico, politico, sociale? Ecco i(l) dubbi(o).

Trovo il concetto di dubbio molto interessante che apre a prospettive sorprendenti. Talmente sorprendenti da farci dubitare (il dubbio, appunto) che quelle persone così forti nella realtà, non lo siano davvero.

Quegli uomini e quelle donne forti si dimenticano di una cosa molto semplice: il mondo è in continuo cambiamento. Il mio pensiero oggi non è più quello di ieri. Domani sarà un altro giorno, cambiato rispetto all’oggi, e io stesso sarò cambiato. Ne sappiamo bene noi italiani con la sequela di DPCM che cambia, rafforza, modifica, innova, cancella giorni-sì-e-giorni-no cosa possiamo e cosa non possiamo fare. Un cambiamento continuo di regole che dubito – dubito – porti a chiarire in modo certo cosa realmente possiamo fare in un dato momento della giornata, addirittura in una data ora del giorno. Se non dubitando, appunto, che quella cosa si possa fare e approfondendola investendo tempo.

Prima cosa: il dubbio ha bisogno di tempo. Ne abbiamo? Forse sembra più efficiente decidere all’istante: no tempo perso ed efficacia raggiunta.

Vorrei approfondire un articolo che ho trovato in rete per i concetti che esprime (di cui nutro dei dubbi, su alcuni) e anche per la bellezza delle immagini che l’accompagnano: “We can all benefit from doubt” di Juno Dawson (a questo link https://wepresent.wetransfer.com/story/juno-dawson-creativity-doubt/).

Ed è qui che entra in gioco il dubbio. Se non vogliamo divenire irrevocabilmente divisi lungo linee ideologiche, dobbiamo abbracciare il dubbio, l’opposto della certezza. Il mondo non è dicotico. Tutto è in uno stato di costante cambiamento e il cambiamento è l’unica costante. In quanto tale, penso che sia logico e sensato rimanere aperti al dubbio; mantenere uno stato di fluidità” afferma Juno Dawson.

Orchid, Pedro Veneziano

Purtroppo il mondo ritiene che l’apertura all’altrui idea, considerandola legittima da essere presa in considerazione, sia roba da non fare. Mettere in dubbio le nostre certezze non si deve fare mai.

Seconda cosa: il problema non sta nelle idee che sono da apprendere, forse sta in noi stessi: siamo disposti ad apprendere cose nuove? Anche qui il tempo: serve tempo per apprendere. Ne abbiamo? Forse sembra più efficiente decidere all’istante: non ho tempo da perdere, quindi non mi interessano le tue idee. Efficacia raggiunta.

Sempre da Dawson. “È meglio, penso, rimanere in uno stato di apertura e impegnarsi nella volontà di imparare e fare meglio. Parte del processo di apprendimento è dubitare delle lezioni che ti sono state insegnate in precedenza”.

Mi ricordo da ex (molto ex) judoka che la mia maestra di judo, che mi aveva mandato al tappeto decine di volte – e pesava la metà di me – una volta mi disse: “il tuo problema è che non conosci la contromossa della tua mossa. Se la conoscessi potresti avere un colore della cintura diverso.” Le chiesi: di quante contromosse sulle mosse devo tener conto?La sua risposta fu molto chiara: “Non hai una certezza. Un certo numero e poi decidi comunque di fare quella mossa indipendentemente da cosa farà il tuo avversario. Ma sappi che anche le cinture nere perdono i loro match.

Non avevo quindi una certezza, anche se fossi stato cintura nera. Non c’è nulla di certo. Per inciso ero cintura “arancione”, quindi bassino come livello.

Water, Pedro Veneziano

Quotidianamente mi rendo conto di quanto sia vera l’affermazione che non vi sia nulla di certo. Come informatico e come decisore in ambito civico-politico sono abituato a lavorare e ad agire come un giocatore di scacchi: valuto una decisione e guardo cosa succede diverse mosse più in là. E il mio concetto di “diverse mosse”, talvolta, è un numero alto. Ma ad un certo punto mi vengono dubbi su cosa succederà “dopo”, e non posso andare oltre. Prendo quella decisione “sapendo che ho un dubbio”. O forse più d’uno.

Il dubbio non è sempre una sensazione piacevole – afferma Juno Dawson –. Troppo spesso arriva come formiche a un picnic; prima ne vedi una, poi unaltra e poi l’intera torta è rovinata. Ma penso che il dubbio sia un tratto sottovalutato, e di cui il mondo potrebbe usarne molto di più. Il mio amico, l’autore Patrick Ness, una volta mi ha detto che non c’è niente di più pericoloso della certezza assoluta. Ne ha inviati così tanti alle loro tombe, sia letteralmente che metaforicamente. Lo vediamo brillare negli occhi d’acciaio dei leader e dei pensatori despota di qualsiasi dibattito.

Un fantastico film è “Munich“. Racconta dell’atto terroristico che avvenne durante i giochi olimpici di Monaco di Baviera del 1974. Terroristi palestinesi sequestrarono e uccisero diversi atleti israeliani. Il film, da vedere, ad un certo punto mostra come la direttrice del Mossad chiede a chi doveva condurre le azioni di rivalsa nei confronti di quei terroristi qual era la sua decisione. Costui rispose: “devo pensarci”. E lei ribattè: “Va bene, ma sappi che se non decidi in 24 ore non deciderai mai”.

Terza cosa. Certo è che se il dubbio ci frena siamo a punto e a capo: non prenderemo mai una decisione? E quindi vince chi il dubbio non l’ha mai? Anche qui è il tempo il punto che serve considerare. Quando pensiamo di avere investito adeguato tempo nel dubbio, poi dobbiamo decidere.

Una volta di fronte ad una situazione informatica molto complessa di lavoro un mio collega – che di informatica non sapeva nulla ma che aveva capacità decisionali elevate – prese in un secondo una decisione che comportava azioni da svolgere per un periodo di tempo pari ai successivi 5 anni. Rimasi stupefatto: come può una persona che non è del campo, ma che ha autorità, in un secondo affermare con certezza una cosa che per me – che mi riterrei addentro alla materia – avrebbe preso almeno un giorno di tempo per essere elaborata per le sue conseguenze ed impatti? Io dentro di me lo consideravo superficiale ed irrispettoso altri, invece, super-efficiente. Come era possibile tutto ciò?

Bee, Pedro Veneziano

Chi di noi è sui social sa che incappa talvolta in post di personaggi che attestano con assoluta certezza “quella cosa”. Nessun dubbio su come si debba affrontare il vaccino. Nessun dubbio su come far vincere la Nazionale o l’Inter. Nessun dubbio su quale strada asfaltare (e tutto quello che invece è stato fatto andava fatto in un altro modo). E vai di like, di commenti fuori tono, di insulti a chi invece ha preso una decisione diversa, o magari sta ancora riflettendo.

Il problema, per il mio collega e per costoro, era che era incappato nel noto effetto Dunning-Kruger.

Immagine da Wikipedia: effetto Dunning-Kruger

Da Wikipedia. “L’effetto Dunning-Kruger è una distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi esperti a torto, mentre al contrario persone davvero competenti hanno la tendenza a sottostimare la propria reale competenza. Come corollario di questa teoria, spesso gli incompetenti si dimostrano estremamente supponenti.

Quarta cosa. Mi rendo conto che questo atteggiamento di essere poco esperti in una materia fa tendere ad essere decisionisti, mentre chi è davvero esperto tende a sottostimarsi. E forse ha dei dubbi. Ancora il tempo c’è di mezzo: quello per imparare quell’argomento. O forse il tempo di attendere a scrivere prima di buttare già di getto la prima cosa che viene in mente.

Con l’età, ahime, ho elaborato delle strategie quando mi trovo davanti una persona apparentemente tutta di un pezzo che cerca di mettermi al muro con le sue certezze, dico più o meno che “sono più le cose che non conosco che quelle che conosco, diceva Socrate”. E aggiungo: “ma ho il metodo per imparare, basato sul subbio che ciò che dici sia vero. Tu che metodo hai?”

In genere ciò mette la parola fine a chi agisce con quelle certezze, ma non sempre.

Qual è l’effetto di prendere decisioni ferree, di esser uomini tutti di un pezzo, senza tentennamenti, senza confronti, in questo mondo mi chiedevo all’inizio? Mi fa venire in mente che se questi non prendono sufficiente tempo per arrivare ad una decisione, poi saranno gli altri che la subiscono a dover investire tempo per gestirla. Mi viene in mente che non siamo abituati a fermarci per pensare. Mi fa venire in mente che se sono di fronte ad una persona che non ha dubbi, mi viene il dubbio che sia la persona adatta per me. Mi fa venire in mente, cosa più importante di tutte, che forse agiamo così quando pensiamo di non avere tempo a disposizione, quando la società, il mondo, tutto ci fa pensare che dobbiamo vivere ai mille all’ora sempre. Guai a fermarci un attimo, guai ad ascoltare. E’ il fatto che “non ho tempo” quindi “prendo decisioni rapide”. Credo che siano rare queste occasioni nel corso della giornata, rare e preziose. Per lo più il tempo non decidiamo di prendercelo. E facciamo le nostre mosse. Ecco il vero problema.

Quindi qual è il beneficio del dubitare? Il tempo, secondo me. Il tempo da vivere per capire il mondo. O cercare di capirlo, perché dubito che lo capiremo. Ecco il beneficio: vivere il tempo. Assaporarne il divenire, le infinite sfumature di scenari da vivere, e di emozioni da considerare. Chi non ha dubbi mai perde questa occasione. Chi tra i leader non ha dubbi mai perde l’occasione di modificare l’atteggiamento della propria Nazione. Di modificare il modo in cui si vivrà il mondo e la società. Ecco la mia lezione “post trumpiana”. Non so se il tizio dalle corna avrebbe fatto irruzione lo stesso a Capitol Hill, non so se il tipo con le gambe sulla scrivania avrebbe aperto la porta di Nancy Pelosi e si sarebbe seduto sulla sua sedia. Se avessero avuto un leader che gli insegnava a riflettere e a dubitare, forse ci avrebbero pensato. Ora sono in cella. Chissà per quanto tempo. Ancora il tempo, di mezzo, che se avessero utilizzato prima a pensare, ora non sarebbero lì a perderlo moltiplicato per mille, per diecimila.

Io continuerò a dubitare sapendo che, d’altronde, anche le cinture nere perdono i match.

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Le fantastiche immagini di copertina e che accompagnano il testo sono dell’autore: Pedro Veneziano reperibili al link dell’articolo e al seguente indirizzo Instagram https://www.instagram.com/pedroveneziano/

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