Quel che so sulla legge finanziaria 2019. Da L’avaro di Molière ai (poveri) pensionati ai (cattivi) volontari, per arrivare a me.


Noi italiani siamo strani forte. La politica, se va bene, la evitiamo come la peste, anche se sappiamo che ci cambia la vita: tasse in più, tasse in meno, servizi in più, servizi in meno. Tra i tanti momenti dell’anno in cui è il caso di interessarsi e passare all’ascolto c’è il mese di dicembre, con la sua legge di bilancio. In pratica, lì si decide come spendere i soldi che lo Stato Italia ha. Non male, vero? Meglio saperlo almeno a grandi linee.

Per cui a grandi linee affronterò i punti che più mi hanno colpito, come io li ho capiti. Cioè, ciò che ho compreso leggendo articoli sul web, sui giornali, parlando con esperti, ascoltando i politici. Non è stato facile perché le mancate verità e le mezze verità sono sempre presenti. Cominciamo.

Pensionati. Francamente trovo che tutto si riassuma nell’infausta recente dichiarazione del nostro premier Conte: “nemmeno l’Avaro di Molière si accorgerebbe dei tagli alle pensioni”. Qui si trova il link all’articolo del Corriere.it sulla battuta di Conte. Quindi tagli ce ne sono stati ma, secondo il Prof. Conte, sono talmente esigui che sono minimi. Riprendo un chiaro passaggio di ilpost.it

Per i pensionati che percepiscono fino a tre volte il minimo, in sostanza, non cambia nulla. Chi percepisce tra tre e quattro volte il minimo – cioè più o meno dai 1.500 ai 2.000 euro lordi al mese – vedrà la propria pensione aumentare. Tutti gli altri, quelli che hanno assegni lordi a partire da quattro volte il minimo, perderanno rispetto a come sarebbe cambiata la situazione se non fosse stata approvata alcuna riforma, ma guadagneranno leggermente rispetto al 2018. Infine, chi ha pensioni sopra nove volte il minimo subirà un taglio anche rispetto a quanto riceveva l’anno scorso.

Gli ultimi governi che si sono succeduti hanno tutti agito sulle pensioni, riducendone il potere di acquisto. Sempre sul precedente articolo de ilpost.it c’è la storia di tutti i governi precedenti. Qui sotto invece c’è la tabella di confronto con lo stato delle cose: “attuale”, cioè in vigore per effetto delle precedenti finanziarie, “schema con assenza di emendamento”, valeva fino ad una settimana fa, “con emendamento” che è l’ultima versione della finanziaria 2019.

La tabella va letta così: invece di aggiornare l’importo all’inflazione, si calcola la % scritta. Quindi tra 3 e 4 volte la pensione minima (tra 1500 euro lordi e 2000 lordi) sarà il 97% dell’inflazione, tra 4 e 5 sarà il 77%. E via così. In Italia però c’è molta differenza tra il lordo e il netto. In pratica, una persona che prende 1000 euro netti al mese (e ce ne sono un’infinità) ha più di 1500 euro lordi. Quindi vedrà il suo assegno decurtato rispetto all’inflazione. “Come gli altri governi” si dirà. Certo, ma poveri pensionati, tutti a prendere soldi da loro. Questa cosa mi fa un po’ ribrezzo.

Quota cento. Ah quanta pubblicità su questa quota cento. E quanti voti saranno stati dati per questa affermazione di Salvini: “supereremo la Fornero: quota cento per tutti”. Sempre dall’articolo de ilpost.it:

Stando alle indiscrezioni circolate, questa possibilità dovrebbe restare in vigore soltanto per i prossimi tre anni. Per renderla finanziariamente sostenibile, chi deciderà di sfruttare “quota 100” dovrà accettare una riduzione del proprio assegno pensionistico che dovrebbe essere tra il 5 per cento per chi sarebbe comunque andato in pensione nel giro di pochi anni e fino al 35 per cento circa per coloro che invece sarebbero dovuti andare in pensione molto più tardi 

‘Sti politici, sempre a dire mezze verità. La frase “superemo la Fornero: quota cento per tutti” doveva essere seguita da “…ma sia chiaro che avrete tutti una riduzione dal 5 al 35%”. Avremmo espresso lo stesso voto nelle urne? Quindi, quota cento ci costerà miliardi e miliardi alla collettività (perché si anticipa la pensione di qualche anno) ma per chi andrà in pensione ci sarà una decurtazione importante. Anche questa cosa di non dire tutta la verità mi fa un po’ ribrezzo.

Volontariato. Viene raddoppiato l’IRES per le associazioni. Sono circa 150/200 milioni di euro annui che lo Stato incasserà. Dopo vedremo quali associazioni. Le affermazioni del sottosegretario al bilancio Durigon sono importanti per capire perché questo Governo si è addentrato nel volontariato (qui il link di huffingtonpost.it):

Nella lettera (NdR di Durigon), con un po’ di sottile ed elargita benevolenza, il sottosegretario ci informa che per sostenere il terzo settore “lo stato rinuncia attraverso una fiscalità agevolata ad introiti che potrebbero essere redistribuiti secondo altri programmi”. Bontà sua. In realtà la questione è diversa: grazie a quella fiscalità agevolata, e delegando al terzo settore la risposta ai bisogni sociali, lo Stato risparmia una barcata di soldi che dovrebbe investire in un sistema di welfare pubblico.

La questione comunque appare molto complicata, come tutto ciò che tocca le tasse in Italia. Parlando con una vera esperta nazionale del settore del volontariato si rileva che saranno “particolarmente penalizzati gli enti ecclesiastici. Si pensi ad un ente religioso che svolge attività di formazione, o socio sanitaria: nell’ipotesi di imponibile pari a 400mila euro, l’ente beneficerebbe per il 2018 dell’aliquota IRES dimezzata al 12%, pagando quindi 48mila euro d’imposta. Con le modifiche introdotte dalla legge di bilancio, lo stesso ente pagherebbe a partire dal 2019 un’imposta raddoppiata, pari cioè a 96mila euro.”

La modifica costerà circa 130/150 milioni di euro annui in termini di maggiori imposte a carico di enti non profit che propongono servizi di particolare rilevanza sociale. Il mio esperto termina così il suo lungo ragionamento: “Etico/non etico … giusto/non giusto … boh. Si possono fare tanti ragionamenti, fatto sta che colpisce direttamente un settore che per mission fa solidarietà sociale, ora la farà anche fiscale.” Provo anche qui ribrezzo a pensare che sia in chi fa solidarietà (e sussidiarietà, cioè aiuti lo Stato dove non arriva) dove il Governo cerchi fondi. Qui un ottimo articolo di vita.it per approfondire.

Cultura e Scuola. La prima legge di bilancio del governo Conte taglia sull’istruzione. Abbiamo capito bene. Da un articolo di edscuola.eu si rileva che “l’istruzione scolastica avrà investimenti ridotti da 48.3 a 44.4 nel giro di tre anni: meno per l’istruzione primaria (da 29.4 a 27.1), meno per la secondaria (da 15.3 a 14.1 miliardi).”

L’autore si chiede cosa determina questa flessione. “La riduzione dei fondi per i docenti di sostegno (1 miliardo nella scuola primaria, 300 in quello secondario). Qualcosa in più per l’università, passando da 8.3 a 8.5 miliardi.” Cioè, i risparmi si prendono dal sostegno? Cioè da quel servizio che permette l’integrazione di soggetti che necessitano di un aiuto professionale costante ed individualizzato? Sono senza parole.

Sul fronte cultura, con la Legge di bilancio aumentano i fondi per l’università e per la ricerca: 50 milioni dal 2019 e altri 100 milioni dal 2020. Infine il bonus per i 18enni. I 500 euro sono stati rinnovati anche per il 2019 ma rispetto agli anni precedenti sarà limitato all’acquisto dei libri, escludendo quindi musei, concerti, spettacoli, cd e dvd.

Che somme si tirano su questo capitolo della cultura? Francamente sono inorridito per la diminuzione del sostegno, sono inorridito per la limitazione del concetto di cultura (solo libri?), sono contento che si aumenti il fondo alle Università. Il giudizio è molto negativo, visto che si prelevano soldi da chi ne ha più bisogno e si ha un concetto di cultura molto povero. Poveri noi.

Reddito di cittadinanza. Anche su questo punto ne abbiamo sentito parlare parecchio. Il dispositivo è particolare: consentire a chiunque abbia determinate caratteristiche di avere almeno 780 euro al mese. Le caratteristiche sono ben elencate nell’articolo di guidafisco.it che si trova a questo link. E sono molte e molto precise. Per esempio avere un’Isee sotto una certa cifra, non avere grosse somme in banca, essere disoccupato, e via così.

Qual è il punto critico? Che il reddito di cittadinanza si trasformi in un vitalizio, per cui conviene in certi parti del nostro Paese ottenere questa somma piuttosto che cercare attivamente un impiego. Quindi, idea interessante, ma se applicata all’italiana, cioè senza forzare alla ricerca attiva del lavoro, mi fa ribrezzo.

Me. Per arrivare a me. Ci sono un’infinità di punti in una manovra di bilancio e qui ho trovato un tentativo di elencazione commentato. Quindi ognuno di noi potrà trovare un punto su cui soffermarsi: chi vuole acquistare un’automobile elettrica o ibrida, ad esempio, sarà contento visto l’incentivo. Chi è una partita IVA sotto i 20 mila euro annui, sarà super contento visto che pagherà una flat tax del 15% (a fronte del 30-35% dei lavoratori dipendenti). Eccetera, eccetera.

Mi viene solo da sintetizzare un’azione comune da tanti anni dei governi che si alternano nel nostro Paese, ora MS5+Lega: chi più chi meno vanno a prendere i soldi dagli stessi bancomat, cioè Pensionati, Lavoratori dipendenti, Cultura, Scuola. Questo fa un po’ ribrezzo, o no? Se poi questo attuale governo li prende anche dal volontariato e non dice tutta la verità (vedi quota 100 e chissà cos’altro), allora buon 2019 a tutti. Con buona pace di Molière.

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