Centoquaranta. Se nascono pochi bambini. Come in guerra.


La tendenza si conosceva. Ma ora è drammatica. Nell’anno 2018 a Sona sono nate 80 femminucce e 60 maschietti. In totale, appunto, sono 140. Di per sé un numero non vuol dire nulla se non è accompagnato da una riflessione.

Nascite nel Comune di Sona dal 2000 al 2018

Parto da quella più evidente: sono complessivamente 43 bambine e bambini in meno dello scorso anno. Poco meno di un quarto di nascite non avvenute, cioè un bambino su quattro manca alla popolazione del mio Comune. Manca ora, ma mancherà anche in futuro. Quarantatré bambini in meno cosa significano per una società?

Immediatamente, sono bambini in meno per i nidi; fra 3 anni saranno due classi in meno alla scuola dell’infanzia; fra sei anni due classi in meno alle elementari e fra dieci due classi in meno alle medie. Con tutto quel che ne consegue. La società, i servizi e tutto il resto andranno dimensionati per la nuova triste realtà.

Ma la riflessione su quel numero ha aspetti forse ancor più drammatici. Centoquaranta è lo stesso dato degli attuali residenti che sono nati del tempo di guerra: se si mettono in ordine gli anni in base alla popolazione residente a Sona, si nota che l’anno 2018 (e altri tre anni della stessa decade) si incastrano proprio con gli anni della seconda guerra mondiale. Ma quello, appunto, era il periodo bellico, dove la speranza per il futuro era quasi svanita.

Se si mettono in ordine gli anni in base alla popolazione residente, si nota che l’anno 2018 (e altri tre anni della decade) si incastrano proprio con gli anni della guerra

Tanta la differenza con il 1969 che ha avuto ben 350 nati. Tanta la differenza con la media degli ultimi 70 anni con 222 nascite annue. E, per finire con i numeri, se facessi le dovute proporzioni con la popolazione residente nel 1969, è come se il tasso di nascita si fosse ridotto di più del 60%.

Residenti nel Comune di Sona per anno di nascita, dal 1914

Conoscendoci, le domande che vengono in mente sono le solite: sbaglia la società? Sbaglia la politica?

Dove sbagliamo noi, però, credo sia la domanda più corretta, perché la società e la politica siamo noi a crearle con i nostri comportamenti e con le nostre scelte. Vorrei quindi cercare di non attribuire la responsabilità agli altri, ma vorrei piuttosto riflettere su noi stessi (me stesso per primo).

Cosa ci capita? Avanzerò e azzarderò delle ipotesi. Tutte criticabili. Anzi, vorrei lo fossero, almeno si inizia un dibattito.

Prima ipotesi è la paura: non crediamo più nel futuro. E’ la riflessione più immediata, che nasce mettendo assieme tanti pensieri che consciamente o inconsciamente assorbiamo ogni giorno. La paura per i cambiamenti climatici, la paura del lavoro che potrebbe mancare. Chi ce lo fa fare di credere nel futuro?

Seconda ipotesi è il presente: viviamo completamente al presente. Non è la stessa riflessione di prima. Qui si tiene conto di cause e effetti immediati. Voglia di divertirsi, voglia di prendere il massimo da quel che oggi ci è concesso. Non domani, oggi. E avere un figlio oggi potrebbe non permetterci di vivere al massimo.

Terza ipotesi è il virtuale: viviamo nel virtuale più di tre ore al giorno di media. Non passivamente, ma attivamente. Interagiamo, chattiamo, postiamo, linkiamo, mettiamo like e vogliamo riceverne. La mente e tutti noi stessi siamo immersi nel virtuale. Passiamo 11-12 ore fuori di casa al lavoro, 8 ore a dormire e più di tre ore su internet. Cosa resta?

Il fatto purtroppo è che sono tutte e tre le ipotesi ad essere presenti: paura per il futuro, viviamo il presente, viviamo il virtuale. Un mix letale. Una guerra vera e propria. Ma la caratteristica di questa guerra è che non è solo esterna a noi, bensì anche interna: due elementi su tre sono in noi, e il terzo elemento (la paura di…) potrebbe essere affrontato pure da noi, con le nostre scelte e le nostre azioni. Clima? Potremmo fare qualcosa. Lavoro: forziamo i politici, siamo noi ad eleggerli. E con essi eleggiamo le politiche per le nascite, per il lavoro, per le paure, per la vita di ogni giorno. Eleggiamo chi alimenta le paure o chi le affronta. Eleggiamo chi ha politiche serie per il lavoro o chi ha tamponi, eleggiamo chi aiuta le famiglie o chi fa finta.

Centoquaranta, dicevo all’inizio. Se rimane solo un numero, dimentica di aver letto questo articolo.

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