Quel che so sull’immigrazione. Da Adamo ed Eva a Salvini alla grandine su Parigi, per arrivare a me.


E’ arduo parlare di migranti in Italia. Si viene subito collocati a destra o a sinistra. Eppure è almeno dalla Genesi che si tenta di affrontare l’argomento. Adamo ed Eva sono stati cacciati per un crimine contro la Legge. Forse al tempo attuale potrebbero richiedere e ottenere – visto lo Stato di provenienza –  asilo politico in qualche Paese e magari generare figli liberamente, senza sensi di colpa. Ho qualche dubbio che possano rinunciare alla loro nazionalità “paradisiaca” quindi non accetterebbero lo ius soli per i figli.

Detta così fa un po’ sorridere ma effettivamente, troppo spesso, le politiche sulla migrazione sono piene di storie e frasi fatte: a casa loro, rubano il lavoro, sono delinquenti, chiudiamo le frontiere. 

Quello della migrazione, però, oltre ad essere un fenomeno storico molto antico è soprattutto un fenomeno naturale. E affermare di impedire un fenomeno naturale è come affermare di poter impedire il vento, le maree, la grandine. E dire che rimangano in Francia: che la grandine rimanga a Parigi!

Non c’è dubbio alcuno che le frasi fatte e gli stereotipi non fermano né grandine né migranti, semmai ci lasciano in loro balia. Se chicchi di grandine ci piovono in testa malediremo il ghiaccio, le nuvole, i cambiamenti climatici, Trump, Salvini, le App di meteo, le assicurazioni, il Sindaco e il Creatore? Anche se la risposta non ci piacerà: gli unici (ir)responsabili siamo noi stessi. 

Si tratta quindi di vedere il fenomeno immigrazione in modo più razionale e sereno, investendo cinque minuti di tempo.

Silenzio, sono ubriachi

Il problema serio è che in Italia – ora – non si parla quasi più di migranti. Ora c’è la questione dell’Unione Europea e delle ricadute sul bilancio. Zeroduepunti in più o zeroduepunti in meno, Juncker è un ubriaco (come afferma Salvini) e l’Europa è piena di burocrati che non devono immischiarsi. Un dibattito francamente surreale che riempie le pagine dei giornali.

Ma questo alternarsi di questioni ha un effetto molto pesante di cui non ci accorgiamo: le lascia irrisolte, perché non dà il tempo di maturarle se non, appunto, per stereotipi ( = poco tempo disponibile e quindi banalizzo una questione), né lascia il tempo di capirle per trovare misure e contromisure. 

Verona, Mattarella

A fine novembre, in occasione della visita del nostro Presidente Mattarella all’Università di Verona per l’inaugurazione dell’Anno Accademico ho assistito alla Lectio Magistralis sulla questione migranti della Professoressa Maria Caterina Baruffi, Ordinario di Diritto Internazionale del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Ateneo veronese. Un intervento di assoluto spessore, il cui testo integrale si può trovare a questo collegamento. Un intervento di cui vorrei condividere diversi passaggi, che più di altri mi hanno colpito, prima di arrivare ad una (mia) conclusione.

Il titolo dell’intervento della Professoressa è “Il migrante e il diritto di asilo nel tempo e nello spazio”. Da qui in poi riprenderò ampi brani della Lectio Magistralis.

Un gruppo di migranti si presenta alle porte della città: hanno attraversato il mare, sono di pelle scura, le loro vesti sono strane, esotiche, barbare. Sono tutte giovani donne – unico maschio è il padre, Danao, che le ha condotte per mare, nel pericoloso viaggio dalle sponde dell’Africa fino in Grecia”.

“Non è la Grecia – scrive la Professoressa -, ma l’Italia, non è il 463 AC, ma il 2018 DC, non si chiamerà Danao, la citta non sarà Argo, ma Trapani, ma il racconto di Eschilo non dimostra i suoi 2500 anni; le figure tragiche dei migranti, le loro richieste di asilo sono senza età.”

Dalla Genesi, Cap. I

“Ieri come oggi si ripropone un dramma che non ha tempo né confini. E, ci verrebbe di aggiungere, che se il testo biblico inizia con un episodio di esilio, la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre, migliaia di anni dopo altri episodi di esilio avrebbero segnato la vita dei fondatori delle grandi religioni monoteiste: la fuga della Sacra Famiglia dalla Palestina in Egitto per sfuggire alla persecuzione di Erode; e l’Égira, la fuga di Maometto a Medina.”

Non c’è tempo, non c’è spazio, non c’è diritto uniforme sui migranti ma, semmai, c’è tutto questo in continua mutazione. A partire dal diritto di asilo. 

Asilo, il dio

“Il diritto di asilo è un’antica nozione giuridica che affonda le sue radici nella tradizione occidentale – afferma la Professoressa -. Riferendosi a Roma, che fin dal suo insediamento venne istituito un luogo sacro, l’attuale – parrebbe – Piazza del Campidoglio, non a caso indicata col termine Asylum, dove accogliere i fuggitivi così posti sotto la protezione del dio Asilo.”

Da quel momento sono innumerevoli i diritti di asilo accordati: nel 1922, per consentire ai rifugiati russi, in fuga dal neonato regime sovietico, di viaggiare tra diversi paesi. Nel 1924, venne riconosciuto il termine di “rifugiati” a persone di origine armena in fuga dalla Turchia, in seguito allo scioglimento dell’Impero ottomano. Ma tutto questo è duttile, flessibile, assume forme diverse.

Europa! Europa?

La questione in Europa si complica, però. Perché, come scrive la Professoressa Baruffi “la complessità dell’attuale assetto normativo europeo dipende proprio dal fatto che gli Stati non attribuiscono all’Unione in quanto tale tutte le competenze necessarie a porre in essere una politica di protezione internazionale e di asilo realmente adeguata. Ne consegue un’applicazione differenziata delle regole nei vari Paesi, che rimangono sovrani nel decidere a quali di esse vincolarsi, in un contesto a geometria variabile.”

Quindi “il merito dell’Unione europea è stato comunque quello di aver cercato di mettere ordine in una materia dalle molteplici sfaccettature, sviluppando anche diverse forme di tutela di fattispecie, che non sempre venivano salvaguardate a livello nazionale o internazionale.”

Dublino, cieli d’Irlanda

Nei prossimi giorni sentiremo parlare del tentativo di rivedere gli accordi di Dublino. Cioè?

“Nei limiti così definiti, il pilastro della politica di asilo è costituito a livello europeo dal sistema di Dublino, insieme all’Accordo di Schengen, al quale è strettamente connesso. Tale sistema è basato sul criterio del primo ingresso nell’Unione, con conseguente attribuzione di ogni responsabilità in capo a quegli Stati che, anche a causa della loro conformazione geografica, accolgono per primi il maggior numero di migranti. Il risultato, a tutti noto, è che alcuni paesi – quali Italia, Grecia, Malta e Spagna, seppur in misura diversa – si trovano a dover sopportare l’onere non solo di controllare le proprie frontiere esterne, che coincidono con quelle dell’Unione, ma anche quello di accogliere e esaminare le domande dei richiedenti protezione internazionale e di rimpatriare coloro che non hanno – o non hanno più – le condizioni per rimanere sul territorio nazionale.”

Io quoto, tu quoti

Ci sono stati nel recente passato diversi tentativi di ridiscutere il sistema di Dublino. E possiamo immaginare riunioni e riunioni dove si alza la voce, si minaccia e poi si arriva ad un accordo. Senza risolvere nulla fino ad ora.

“L’aspetto più innovativo di tali (recenti NdR) decisioni – continua la Baruffi – consiste nell’introduzione di quote obbligatorie sulla base delle quali distribuire i richiedenti protezione internazionale tra gli Stati membri, ad eccezione di Regno Unito, Irlanda e Danimarca.”

Ma era ovvio che “pur meritevole e carico di aspettative, il nuovo meccanismo di definizione di quote obbligatorie si è rivelato tuttavia nei fatti controproducente, per gli effetti addirittura peggiorativi sul piano pratico, proprio per quegli Stati, in primis il nostro, che più avevano riposto in esso speranze e che, come Paesi di primo ingresso, venivano gravati anche dell’obbligo di identificazione dei migranti irregolari e dei richiedenti asilo, già vigente ma largamente disatteso, tanto da consentire, nella generale connivenza, che il nostro Paese divenisse spesso un luogo di mero transito per chi volesse attraversarlo per raggiungere un’altra meta europea.”

Soluzioni, ma volontarie

“Il primo passo potrebbe consistere nel basare la revisione del regolamento Dublino sulla considerazione che la politica migratoria e di asilo non è (o almeno non lo è più) un fenomeno emergenziale, ma strutturale.”

Purtroppo però non si può essere ottimisti. “Le conclusioni del Consiglio europeo di Salisburgo, del 17-18 ottobre scorso, confermano la situazione di stallo determinatasi all’indomani del Consiglio europeo di Bruxelles, del 28 e 29 giugno, sulle migrazioni, a esito del quale, di fronte alla richiesta italiana di maggiore solidarietà, accompagnata dalla presentazione di un piano in dieci punti, la c.d. European Multilevel Strategy for Migration, sono stati assunti solo impegni generici, in gran parte da attuarsi su base volontaria dai singoli paesi membri.”

Inverno, caldo

“La speranza è che l’inverno che sta per iniziare non sia troppo lungo e che la primavera segni il risveglio delle ragioni dell’Europa. L’accoglienza si nutre del dialogo e consente, in un reciproco arricchimento, di affrontare al meglio le nuove sfide. Ma per far questo l’Italia, che già tanto e bene ha fatto, non può e non deve rimanere sola. Quanto accaduto è un fenomeno epocale di fronte al quale sono possibili due scelte: l’una, impossibile, è di far finta che non esista il fenomeno; l’altra, in effetti l’unica che rimane, è di affrontarlo “con senso di realtà e di responsabilità”.

Marrakech, express?

“Il prevedibile fallimento del Global Compact sulle Migrazioni nella conferenza di Marrakech del prossimo dicembre segna il tramonto – forse definitivo – della capacita delle Nazioni Unite di dare una risposta al fenomeno migratorio a livello globale, lasciando come unica strada percorribile quella a livello europeo.”

Per arrivare a me

Ognuno di noi si sarà fatto la propria idea di immigrazione. La mia si basa su poche cose:

  • Sono stanco delle frasi fatte. Sono stufo di chi banalizza. Sono agro (=stra-stufo) di chi non affronta la questione. Se il problema sono i voti, allora vi tranquillizzo subito. Io bloccherò al confine i venti e le tempeste. Vadano in Francia o a Malta. Noi non sappiamo dove metterli. Votatemi!
  • Secondo. I flussi migratori sono fenomeno storici e naturali. Qualsiasi soluzione deve tener conto di queste caratteristiche. 
  • Terzo. Le soluzioni volontarie non portano da nessuna parte. 
  • Quarto: solo uniti si risolve la questione. E l’Europa deve trovare una soluzione comune.

“Cos’è la destra cos’è la sinistra” cantava Giorgio Gaber. Indipendentemente da tutto, forse è il caso di basare ogni politica seria sulla conoscenza delle cose. Non su frasi fatte.

Sennò…campa cavallo!