Laurea. Figlio quanto mi costi? Guida minima per genitori (e ragazzi)

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Questo periodo dell’anno è particolare: i ragazzi che stanno finendo le superiori si stanno muovendo per capire se e come continuare a studiare all’Università. E i genitori sono parte importante di questo processo, perché le domande genitoriali per eccellenza sono due: “sei sicuro che poi lavorerai” e “quanto può costare all’anno?”. Il Corriere della Sera del 20 marzo e il sito corriere.it hanno riportato una approfondita analisi. Qui cercherò di sintetizzarla.

L’articolo della Gabanelli (ex report) riporta che secondo l’Ocse solo il 18% degli italiani è in possesso del titolo di studio più alto. Forse perché a conti fatti non ne vale molto la pena?” In effetti, questo è un interessante punto da considerare, ma vedremo che è solo inizialmente che “forse non ne vale la pena”, dopo chi ha una laurea va avanti più speditamente.

Schermata 2018-03-21 alle 16.09.54.pngPer chi opta per un Ateneo nella propria città la spesa è massimo di 3.000 euro l’anno. Verona ha un’ottima università, al primo posto della graduatoria del Sole 24 Ore nel 2016/17, val la pena prenderla in considerazione. Ma per chi vuole andare fuorisede, la cifra aumenta di molto per tutti i costi di vitto e alloggio. Qui il grafico di sintesi preso dall’Articolo.

L’altro punto è se ne vale la pena. L’articolo è molto netto: c’è differenza iniziale di poche decine di euro tra un diplomato e un laureato. La fonte è un sito molto importante che in Italia abbiamo (a differenza di altri Stati): mi riferisco ad almalaurea, una vera e propria miniera di informazioni in particolare su cosa succede dopo la laurea, con documenti che i genitori (e i ragazzi) dovrebbe consultare. Sono analisi effettuate su centinaia di migliaia di studenti universitari che tengono aggiornata la base dati così da capire moltissime cose correlando tra loro la scuola di provenienza, il corso universitario seguito, lo sbocco professionale, e molte altre cose. Se avete una curiosità la potete veramente soddisfare.

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Ma ritorniamo al quesito. Dopo qualche anno dalla laurea, il laureato ha possibilità di incremento economico che il diplomato non ha, in generale. Di più, se il laureato segue un master, allora c’è ancora maggior accelerazione. Quindi, anche in base alla mia esperienza:  all’inizio forse potrebbe non valerne la pena, ma dopo pochi anni la laurea porta indubbi vantaggi. Sul “ne vale la pena” c’è anche la domanda su quale probabilità ci sia di trovare uno sbocco professionale adeguato. Ecco un grafico (sempre dall’Articolo).

Si tratta quindi di mettere a preventivo dai 3000 (se nella propria città) ai 9000 (se fuori sede) euro all’anno. Prima di farlo, è giusto informarsi partendo da dati aggiornati come quelli di almalaurea.it per evitare di cadere nella trappola. Infine, gli Atenei italiani danno molte opportunità di ottenere aiuti: la borsa di studio (se ha merito e reddito), riduzione delle tasse (per reddito) ma anche, chiamiamoli, lavoretti come le “150 ore” o il “tutorato” dove gli studenti lavorano per l’Ateneo guadagnando qualche migliaio di euro  all’anno, con redditi e meriti adeguati.

Quindi la riflessione è sempre quella: serve informarsi e serve impegnarsi per ottenere un risultato nella vita. O no?

 

Immagine di copertina: https://initalia.virgilio.it/accoglienza-studenti-universitari-le-offerte-del-comune-di-roma-7183

1 comments on “Laurea. Figlio quanto mi costi? Guida minima per genitori (e ragazzi)”

  1. Sarebbe giustissimo che l’universita’ valesse la pena. Purtroppo, e parlo ovviamente solo dal mio punto di vista, cosi’ non è. Mi sono laureata a luglio, ho fatto la triennale e mi sono fermata lì. Adesso un lavoro ce l’ho, ma è quello che avevo prima di laurearmi, e sopratutto non c’entra niente con quello che ho studiato. Non ci ho provato abbastanza? Forse. Ma tutto quello che trovo cercando qualche altra cosa, qualsiasi altra cosa, sono stage non retribuiti in città lontanissime. Almalaurea, cui sono registrata, in 9 mesi mi ha proposto soltanto di frequentare master. Non mi ha proposto neanche UN lavoro, o stage o chicchesia, pertinente con quello che ho studiato. Quindi si, sono d’accordo con te quando dici che nella vita occorre informarsi ed impegnarsi. Ma credo anche che sarebbe giusto trovare un minimo riscontro, un minimo di gratificazione, a quell’impegno che dobbiamo mettere nelle cose. Se ti va di leggere, ti lascio il link a un articolo che ho scritto su questo argomento:
    https://dasempreconfusa.wordpress.com/2017/10/03/le-scuole-di-giornalismo/

    Ciao! 🙂

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