Facebook e co. non sono monaci


Sarà capitato a tutti di scrivere in un post qualcosa tipo “Che bello andare alle Maldive. Spiagge, sole, divertimento. Ah che relax!”. Magari dopo un po’ vi compare una pubblicità sul vostro browser che parla di “incredibili offerte di viaggi alle Maldive: non rinunciate proprio ora!“. Il caso non esiste si dice.

Ma veramente pensavamo che FB e company fossero dei monaci tenuti al segreto di non divulgazione dei nostri dati?

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Prima che scoppiasse lo scandalo di FB, parlavo con un amico di quanto sia importante oggigiorno il cosiddetto “curriculum social” ovvero la raccolta di informazioni che sono all’interno sei propri post e del proprio profilo e che contribuiscono a far capire chi realmente siamo più di frasi del tipo “possiedo attitudini di lavoro di squadra” che si scrivono nei classici curriculum.

Possiedi attitudini al lavoro di squadra e poi nei tuoi post scrivi “Oggi mi sono rotto dei colleghi! Sempre le stesse storie. Da domani ferie e non li vedo più per una settimana. Tie’!“. E l’affermazione “Possiedo attitudini al lavoro di squadra” è una fake news che tu stesso pensi di te, perché poi alla prova dei fatti, non ne hai di attitudini. Amen.

Potente FB e i suoi fratelli.

I nostri dati personali (e tra questi pure quelli sensibili: le opinioni politiche, religiose, sessuali, di salute,…) li mettiamo in rete senza pensare che possano essere una miniera d’oro per le società di marketing (ti vendo esattamente quello che vuoi in quell’istante) e per chi offre lavoro (so esattamente quello che sei, non mandarmi il tuo curriculum). E, da qualche giorno, pure so chi sei politicamente.

In fin dei conti chi sono i partiti oggi? Molti ti parlano e ti dicono quello che vuoi sentirti dire e che apprezzi in quell’esatto istante. Fanno marketing, esattamente come per i viaggi alle Maldive. Di quale scandalo parliamo che non fosse già noto?

C’è una sola profonda differenza: mentre i miei viaggi alle Maldive sono dati personali, la mia opinione politica è un dato sensibile, se mi sono fatto male alla spalla è un dato sensibile, se dico che sono contro quella religione perché io sono di quest’altra è un dato sensibile. E con i dati sensibili si penetra esattamente al centro di una persona, la si controlla. Ecco perché qui dati sono importanti più delle Maldive.

Ma nessuno ce lo dice, non certo ce lo dice Zuckerberg che di quei dati ha bisogno per aumentare le sue decine di miliardi di dollari di patrimonio e dare un futuro dignitoso al figlio. Forse pensiamo di essere protetti su dati che postiamo o semplicemente che non succeda nulla. Ma non è così, perché poi votiamo quelli che fanno il miglior marketing a noi in quel momento, li votiamo perché “sanno esattamente quello che vogliamo  non gli altri che sono brutti e cattivi”. La stessa cosa delle Maldive.

Cosa fare? Credo che sia venuto il momento di aprire gli occhi. Ma penso che sia giusto che noi, istituzioni, insistiamo per informare correttamente su queste cose. Insistiamo nel dire, per esempio, che dal 25 maggio nell’Unione Europea entra in vigore il nuovo regolamento sulla protezione dei dati (GDPR). E’ una rivoluzione: saremo più protetti. L’UE è più seria di altri nel proteggerci. Ma ci sono due problemi in Italia. Primo: non se n’è parlato. Due: non siamo informati sui nostri diritti. Robetta, si dirà, ci sono cose più importanti. Sì, è vero. Tipo andare alle Maldive.

Infine, te la ricordi quella bellissima foto che hai fatto di quel tramonto alle Maldive con  il volo di un uccello che oscurava il sole rosso? Non preoccuparti, non puoi usarla con il copyright, perché è di Zuckerberg. La troverai a 10 euro in vendita nella “casa del poster” oppure nelle gallerie di immagini a pagamento di siti specializzati. Non è tua, è sua.

Fa un po’ incazzare vero? Non ci resta che andarci veramente alle Maldive.