Piacere, Federico Barbarossa


Ci sono uomini e donne che quando raccontano trasmettono talmente tante emozioni che sembra di esserci in quella scena. Così mi è accaduto con Mons. Bruno Fasani, Prefetto della Biblioteca Capitolare di Verona, la più antica biblioteca al mondo, con 1500 anni (lui dice “anche di più, forse 200 in più”), ma poco aggiunge al termine “la più antica”.

Due ore di storia narrata da parte di Don Fasani che inizia dall’importanza di Verona come crocevia per il nord, dal ruolo che Verona ha avuto per la Cultura mondiale, dai luoghi di Verona destinati a scriptorium cioè alla trascrizione dei manoscritti da parte di monaci, “alcuni dei quali sapevano scrivere, ma non leggere, altri sapevano leggere ma non scrivere” ammette Don Fasani. “E tutto questo lo possiamo raccontare avendo in mano i manoscritti perché più volte sono stati salvati nascondendoli dalle distruzioni barbare o delle guerre. Per l’ultima guerra, la seconda mondiale, i manoscritti e i libri sono stati nascosti nella Parrocchia di Erbezzo. Ironia della sorte, a salvarli fu un tedesco, e li salvò anche dalle bombe americane che nella Capitolare hanno fatto molti danni”.

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Mons. Fasani mostra la pergamena del Barbarossa

E in tutte queste scene di storia, come se stessimo guardando la serie televisiva “il trono di spade”, tra una faida e l’altra, tra l’aver nascosto i libri ed averli ritrovati, ecco che compare una pergamena su cosa accadde tra il Papa e l’Imperatore Federico Barbarossa proprio a Verona.

Era il 1184 quando a Verona si incontrarono l’Imperatore Federico I detto “il Barbarossa” e Papa Lucio III. Il papato in quel periodo si era trasferito a Verona, e come racconta Don Fasani, Lucio III si scontrò con l’imperatore Federico Barbarossa per via dell’eredità contestata sul possesso di alcuni territori appartenenti alla contessa Matilde di Toscana. Si sa che quando Imperatori e Papi si incontrano, in quel periodo, lo fanno per interessi reciproci.

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Così – come si racconta anche su wikipedia – l’imperatore Federico propose nel 1182 che la Santa Sede dovesse rinunciare alle sue pretese, ricevendo in cambio due decimi delle entrate imperiali dell’Italia: un decimo per il Papa e l’altro per i cardinali. Lucio non acconsentì e le distanze si acuirono. In ogni caso, per cercare di riuscire nel suo intento, il Barbarossa donò al papato centinaia di ettari di terre che andavano dal Trentino all’Emilia. E il documento del dono è proprio quello che Don Bruno Fasani ci ha mostrato. Una pergamena del 1184 fitta fitta di impegni, firmata e ceralaccata da Federico Barbarossa: unica copia al mondo“Piacere Santità, sono Federico, Federico Barbarossa”. E noi questa scena l’abbiamo rivissuta come se fossimo là. Questo è quando incontri uomini e donne che ti raccontano, e sapere che tutto questo è nella mia Verona, condiviso da persone con cui condividi la tua vita, dà ancor più emozioni.

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Il sigillo-firma di Federico Barbarossa