La Repubblica è le nostre storie

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La Repubblica è fatta di storie che l’hanno plasmata e l’hanno resa tale. E le storie hanno una particolarità: ci fanno rivivere quel momento, un po’ come se fossimo là in quel preciso istante. Sentiamo le emozioni, il dolore, l’amore. E capiamo le intenzioni di chi ha realmente vissuto quel tempo.

A qualche migliaio di metri da qui, in località Presa a Sona, mio nonno stava pascolando il bestiame. Pochi capi, ma sufficienti per tirar su 10 figli. Mia mamma era l’ultima arrivata di quei 10 fratelli e sorelle. Improvvisamente si sente un aereo. È un veicolo alleato, sta scaricando bombe nei casolari per stanare i tedeschi. È il novembre del 1944. Mio nonno è colpito da una scheggia e muore dissanguato. Prima di proteggere se stesso ha protetto le componenti più importanti della sua famiglia, i suoi figli e sua moglie, poi ha protetto il loro sostentamento, il bestiame, infine ha cercato di proteggersi pure lui. Che destino morire per bombe alleate. Ha lasciato dieci figli che però sono cresciuti tirandosi su le maniche, lavorando e aiutandosi, per crearsi un futuro.

Trovo questa storia illuminante per capire cos’è la nostra Repubblica.

La Repubblica nasce dai feriti e dai morti di ieri che ci permettono di essere qui oggi. È frutto di sacrifici estremi, la Repubblica, non di una chiacchierata al bar. È nata dal sangue di tutti, nemici e alleati. Deve essere protetta sempre per la sacralità di quei sacrifici. Io non credo che il sangue che l’ha creata, l’abbia plasmata senza equilibrio.

La Repubblica, poi, sono i diritti e la protezione che prevede. Sono i dieci figli e la moglie che mio nonno ha protetto.

La Repubblica si fonda sul lavoro, su quei capi di bestiame senza i quali non ci sarebbe stato futuro.

Infine, la Repubblica siamo noi stessi. La creiamo ogni giorno con il nostro comportamento. E il comportamento migliore è proteggerla ed accudirla, perché se mio nonno, o il nonno o i padri di tutti, avessero pensato solo per loro stessi allora non ci saremmo stati noi e, ancora, se non pensiamo al futuro delle persone dandogli lavoro, allora non saremmo qui noi.

Viva la Repubblica.