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Adele Caprio a Sona il 7 Ottobre. Una nuova scuola è possibile. Essendo felici.


Pensate che una scuola diversa sia possibile? Che i nostri figli, cioè le generazioni che guideranno questo Paese e questo Pianeta, possano crescere in cultura con modalità nuove e potenti? Adele Caprio, testimonial di una scuola di pensiero e di esperienze reali sul campo, crede assolutamente che ciò sia possibile. E noi, Assessorato alla Cultura assieme a Barbara Arduini, l’abbiamo invitata a Sona il 7 Ottobre alle 18.

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E’ autrice di “Pedagogia: un’Arte in Divenire” che già dice molto su quello che intende. Ma soprattutto dice che questo “cambiamento epocale che stiamo vivendo in tutti i settori della nostra vita impone una rivisitazione del concetto di pedagogia”. Tutti ci aspettiamo un cambiamento dall’alto, cioè dalle istituzioni? A questo atteggiamento passivo (è un dato di fatto che i cambiamenti dall’alto sono rari… quando va bene) si contrappone il fatto che tanti conducono ogni giorno esperienze nuove, stimolanti, capaci di generare entusiasmo: “persone di buona volontà che hanno a cuore il destino dei propri figli e dell’umanità in genere” afferma Adele.

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Nel mio piccolo, da 15 anni sto cercando di cambiare il modo di come le insegnanti e gli insegnanti di scuola primaria (le elementari) possono insegnare l’informatica ai bambini. Il mio corso è Competenze Informatiche di Base ma io preferisco chiamarlo “Imparare l’informatica è un Gioco”. Ma potrebbe essere un gioco imparare la fisica, la geografia, la storia, la matematica. Qualsiasi cosa. Quando entro in classe, al I anno del corso di laurea magistrale di Scienze della Formazione Primaria a Verona (corso della sezione di Padova), dico che con quei metodi si potrebbe far piacere la fisica quantistica a tutti, pensionati compresi. Avremmo tanti premi nobel, credo.

Cos’è la nuova pedagogia? E’ spiegare che imparare significa giocare; significa ascoltare storie, significa fare disegni. Significa man mano far innamorare chiunque della materia. Perché la materia è “mediata” bene, non imposta. Ognuno di noi comprende quello che il suo grado di cultura e il suo contesto cognitivo gli permette di comprendere in quel momento. E l’insegnante bravo saprà capire quale mediazione usare.

Imparare a giocare con la cultura. Questo è un modo, e da tempo anche il mio modo, di insegnare.

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Un paio d’anni fa una mia studentessa del primo anno mi disse: “il mio ragazzo che segue quel-corso-di-laurea (non scrivo qui il corso) mi dice che il mio libro Nel regno di Si Piuh (NdR di cui io sono autore) è troppo semplice per un corso universitario, pieno di storie e di disegni”. La mia risposta è stata: “dica al suo ragazzo che dovrebbe sentirsi triste, sapendo che potrebbe imparare in modi completamente diversi e divertenti. Peccato per lui. Faticherà per niente”.

Questa è la nuova scuola? Secondo noi sì.

Intanto ci proviamo? Adele Caprio ce lo racconterà.

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