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Lettera a L’Arena: “I ricorsi al TAR (di parte) della minoranza”


Riporto la lettera di un lettore, da L’Arena del 20 giugno. Vale la pena leggerla. Perché la vecchia politica è dura da sconfiggere.

 

I ricorsi al Tar (di parte) della minoranza

Sono un cittadino di Sona e scrivo per una questione che riguarda le vicende politiche del mio Comune e in particolare la successione di ricorsi al Tribunale amministrativo regionale che alcuni consiglieri, in questo caso di minoranza, stanno portando avanti da un anno a questo parte. L’oggetto del contendere è il rispetto o meno delle «quote rosa», quindi la presenza di donne all’interno della giunta comunale che, secondo la omonima legge Delrio, dovrebbe costituire il 40% dell’intera compagine amministrativa.

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Ebbene, proprio in questi giorni è arrivato un ennesimo ricorso al Tar contro il Comune di Sona su questo argomento. Ennesimo perché ne era già stato fatto un altro più di un anno fa, sempre sullo stesso argomento, al quale l’amministrazione ha posto

successivamente rimedio attraverso un rimpasto della compagine. Non entro nel merito se la contestazione sia più o meno lecita dal punto di vista amministrativo e legislativo, non è mia competenza stabilire questo ma ci deve pensare il Tribunale amministrativo regionale.

Mi permetto però un giudizio sull’utilità e sulla finalità di questo atto impugnativo messo in atto da consiglieri comunali. A che pro? Serve a qualcosa alla comunità che rappresentano? Sono questi i problemi che devono impegnare un’amministrazione comunale? La cosa ancor più stupefacente è che a mettere in atto questa azione siano, tra gli altri, ex sindaci del Comune di Sona, che hanno rappresentato i cittadini in mandati precedenti e che dovrebbero (uso il condizionale) avere una percezione chiara di cosa significa governare un Comune, e di come atti così inutili e futili non diano alcun valore aggiunto al bene della comunità. Senza pensare al fatto che provocano anche un danno erariale, perché le spese di avvocatura ricadranno per intero sulle casse del Comune. E quindi sulle tasche dei cittadini!

Si ricorre al Tar perché non si hanno idee, progetti, spessore dialettico e politico per essere una forza di opposizione all’interno di un Consiglio comunale. Si ricorre a futili motivi burocratici per contrastare l’azione di una maggioranza che, male o bene che sia (si vedrà alla fine del mandato nel 2018), sta gestendo una complessa macchina quale è un Comune con più di 15mila abitanti. Se lavorano bene lasciamoli lavorare mantenendo un atteggiamento critico ma costruttivo, se lavorano male non si usi l’arma della banalità per far sentire la propria voce!

Di queste cose il cittadino non ne può più… Sono ben altri i problemi e non di certo le «quote rosa» della giunta! Non ci si arricchisce a diventare sindaco, assessore o consigliere di un comune. Non si è sui tavoli imbanditi di Roma. E allora? Ego personale, manie di protagonismo, cattiveria politica, pochezza di pensiero vanno lasciati a casa quando ci si candida a rappresentare una comunità locale. Le elezioni si possono vincere o perdere, si possono e si devono avere idee diverse secondo la legge dell’alternanza tra maggioranza e minoranza.

Ma rappresentare una comunità e chiederne la fiducia è un atto di responsabilità politica e sociale che va oltre i giochetti di potere. Altrimenti è meglio starsene a casa per non alimentare l’idea che l’Italia sia un paese che fa schifo. E non è assolutamente vero!

Lettera firmata

SONA

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