Da un post su Facebook nasce a Sona l’Osservatorio culturale, sociale ed educativo.


Il grave danneggiamento di un parco giochi comunale da parte di alcuni ragazzi ha scosso la nostra Comunità. Sull’argomento si è scritto e commentato molto. Internet è diventata la piazza dove discutere e dove decidere la pena senza appello, e senza avvocati. Ma è veramente così che vorremmo essere trattati noi? Internet poi soffre di un problema serio: domani dimentica quello che è accaduto oggi.

Senza titolo

Eppure, se non prestiamo attenzione oltre al fatto in sé anche alle reazioni, cercando di studiarle, corriamo il rischio di non comprendere come agire quando accadranno di nuovo, oltre a non comprendere come prevenirle, se ciò è possibile. Dobbiamo accelerare e capire subito quali sono i bisogni della società su fatti come questo. Non quelli filosofici o di principio, che tutti siamo capaci di raccontare e raccontarci, ma quelli reali, veri, dai quali far scaturire azioni immediatamente. Di tempo non ce n’è dopo tutti gli anni perduti.

Quelle “scosse” sociali che sono accadute a Lugagnano, ma che sono naturalmente presenti a diversi e molto più gravi gradi in tutte le società, devono quindi far emergere spontaneamente alcune domande: la nostra Comunità, con la “C” maiuscola, è in grado di reagire? E come?

Per parlare alla piazza, capendo l’importanza dei sussurri oltre che delle grida, meglio immergersi dentro. Così ho voluto anch’io far parte del dibattito, alzando un po’ i toni, metaforicamente scuotendo un po’ l’albero, per verificare le reazioni. Tutto questo a costo di essere frainteso. Anche questo è in parte avvenuto, ma faceva parte del rischio.

Cosa ne è uscito dalle analisi dei comportamenti della piazza-Internet? Il punto di riferimento sono stati i cosiddetti social media, Facebook in particolare, oltre ai giornali e blog locali. Sono centinaia i commenti, a più riprese, nei diversi gruppi Facebook e la quasi totalità dei quali è per punizioni esemplari, con non rari esempi di estremismi indicibili che si leggono solo nei periodi bui del medioevo.

Un argomento, quello degli estremismi, che è stato ripreso anche dai media locali, come il Baco da Seta, che hanno delineato una via educativa di equilibrio, criticando le esasperazioni.

Oltre ai contenuti, ho misurato altre due caratteristiche: i silenzi e la velocità di diffusione dei post.

Già, il silenzio: talvolta è in grado di fornire molte indicazioni. Perché alcune Istituzioni non hanno in apparenza reagito? Gestiscono il fenomeno in modo diverso, più sottotraccia, al di fuori delle reazioni talvolta schizofreniche di Internet? Infine, la rapidità della diffusione delle notizie e dei commenti su Facebook è stata impressionante: in poche ore più di cinquecento persone hanno letto il post che ho inserito, e poco più di cinquemila sono stati coloro i quali lo hanno ricevuto sul loro diario Facebook tramite le condivisioni. Circa un terzo dei cittadini del nostro Comune.

Le reazioni così estreme, i silenzi, l’ampiezza e la rapidità di diffusione delle notizie mi hanno sorpreso. Mi ha colpito anche l’incredibile severità dei ragazzi la cui richiesta di punizioni esemplari, e talvolta pesanti, per i loro coetanei è stata molto più forte di quella manifestata da altre fasce d’età. Ma più di tutto mi ha colpito l’impreparazione di fronte al fenomeno. Ecco il punto fondamentale da cui partire per trovare una soluzione.

E’ tempo quindi di agire in modo pratico per fornire strumenti culturali, sociali ed educativi a tutti noi, poiché lasciare che prendano il sopravvento soluzioni estreme, o semplicemente non si ricerchino modi per gestire il fenomeno, non è ammissibile, soprattutto se si parla di minori. E quando si parla di minori si parla delle famiglie dove vivono e crescono. Serve il massimo rispetto per ogni situazione prima di arrivare a conclusioni. Purtroppo, però, come detto, la fretta è il male di Internet e quindi del nostro tempo.

Possibile che non esista una terza via praticabile tra condanna e lasciar perdere? Certo che esiste, e gli esempi non mancano. Per la nostra Comunità di Sona, però, dobbiamo delinearla assieme.

Ecco perché ho proposto in Amministrazione di istituire nelle prossime settimane un organismo nuovo e speciale: l’Osservatorio Culturale, Sociale ed Educativo (OCSE), a cui saranno invitati a partecipare rappresentanti dei primari attori culturali, sociali ed educativi della Comunità come le scuole, le istituzioni e i soggetti con ruolo educativo, le parrocchie, le associazioni, i gruppi (come gli scout), gli assistenti sociali, i media locali, le famiglie, i giovani.

Come Istituzione, assieme agli altri Assessori che seguono materie cardine quali le politiche giovanili, il sociale, la famiglia, lo sport, il lavoro e la scuola, coordineremo il processo di analisi e di comprensione del fenomeno all’interno dell’OCSE per preparare la nostra Comunità, proponendo percorsi di approfondimento coordinato sulle diverse tematiche che emergeranno. Tutti assieme.

E’ infatti tempo di agire e lavorare assieme. Nessuno di noi da solo ha la soluzione, ma assieme possiamo trovarla.