#socialzero – la classe che rinuncia ai social


Sul corriere del 22 maggio è pubblicato un articolo sull’uso degli smartphone da parte dei ragazzi. Ma stavolta la trama è diversa. L’articolo “Prato, la classe che rinuncia ai social «Che bello parlare a tavola»” spiega che “i cellulari dei ragazzi sono stati consegnati al professore per 7 giorni – da lunedì a lunedì. E il primo lunedì, come per i primi giorni di disintossicazione, è stato il momento più duro – si afferma nell’articolo – tanto che una studentessa ha pianto”.

Qualche anno fa, pochi a dire il vero cioè da quando tutti cerchiamo se c’è “la WiFi” e Vodafone e co. propongono tariffe sui Giga piuttosto che sui minuti di conversazione o sugli sms (chi li usa più?), nessuno avrebbe mai immaginato che si sarebbe parlato di crisi di astinenza per il non uso dei cellulari. E che crisi!, al punto che nascono sempre più iniziative dove si chiede di non usare i cellulari in determinate circostanze. Come quelle, appunto, della scuola di Prato, dove i ragazzi e le ragazze “si stupiscono di come da disconnessi il parlare diventi fondamentale. In famiglia, dove i cellulari sono ormai sempre più gli unici compagni di cene e dopocene, ma anche tra gli amici, dove si comunica solo via audio su WhatsApp o immagini su Instagram, anche se l’amica è seduta al banco vicino, «perché fanno tutti così».”

Ad esempio io invito caldamente a non usare cellulari o altri device quando tengo riunioni di lavoro. Incredibilmente (!?) in un’ora si terminano tutti gli argomenti e si finisce l’incontro. Ma che dire dei ragazzi? E’ possibile provarci con loro senza iniziare guerre mondiali o ottenere musi infiniti?

Come tutti gli inizi, serve fare il primo passo: non si usano cellulari a cena, ad esempio, o mentre si studia, o alle riunioni. Ma, prendendo spunto da Prato, serve anche aggiungere  che la scuola potrebbe far sperimentare il non uso del cellulare per qualche giorno. Così, a mo’ di esercizio da fare assieme a matematica e italiano. Si aumenterebbero produttività ed attenzione (vedi le riunioni di cui sopra) e, da non sottovalutare, in fin dei conti è più romantico e sfidante passarsi i bigliettini per copiare, piuttosto che spedirsi la foto su WhatsApp ad un metro di distanza. O no?